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Man Ray, «À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux», Collection Clo et Marcel Fleiss, Parigi

© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

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Man Ray, «À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux», Collection Clo et Marcel Fleiss, Parigi

© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

Man Ray senza confini: alla Magnani-Rocca la più ampia retrospettiva italiana dedicata all’artista

Con oltre 250 opere a Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo fotografie, dipinti, sculture, oggetti, grafica, libri e film restituiscono la complessità di una ricerca che ha fatto dell’attraversamento dei linguaggi la propria cifra distintiva

Alessia De Michelis

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A cinquant’anni dalla scomparsa di Man Ray (1890-1976), la Fondazione Magnani-Rocca dedica all’artista americano una mostra destinata a segnare il panorama espositivo italiano del 2026. Dal 12 settembre al 13 dicembre, la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo (Pr) ospita «Man Ray: tutto», una retrospettiva che, con oltre 250 opere, affronta per la prima volta in Italia l’intero universo creativo di uno dei protagonisti assoluti delle avanguardie del Novecento.

Curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera e Stefano Roffi, l’esposizione supera la tradizionale distinzione tra fotografia e arti visive che ha spesso caratterizzato le mostre dedicate all’artista. Fotografie, dipinti, sculture, oggetti, grafica, libri e film restituiscono infatti la complessità di una ricerca che ha fatto dell’attraversamento dei linguaggi la propria cifra distintiva.

Il percorso ripercorre tutte le stagioni creative di Man Ray, dagli anni americani legati al Dadaismo fino all’approdo nella Parigi delle avanguardie, dove, accolto da Marcel Duchamp, divenne il fotografo di riferimento dell’ambiente surrealista. Accanto ai celebri «rayograph» e alle solarizzazioni trovano spazio opere iconiche come «Le Violon d’Ingres» (1924), «Lacrime, Noire et Blanche» e i ritratti di Lee Miller e Nusch Éluard.

Particolare attenzione è dedicata anche alla produzione pittorica, spesso rimasta in secondo piano rispetto alla fama fotografica. Tra i lavori evocati in mostra emerge «À l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux» (1932-34), una delle immagini più emblematiche del Surrealismo. Non mancano gli oggetti d’affezione e i ready-made trasformati dall’intervento artistico, da «Cadeau» all’«Oggetto indistruttibile», testimonianze di una riflessione che anticipa molte delle pratiche dell’arte contemporanea.

La rassegna include inoltre documenti delle storiche esposizioni surrealiste, opere cinematografiche sperimentali e lavori che mostrano il dialogo tra arte e design, confermando l’attualità di una figura che influenzò profondamente anche Andy Warhol. Alla Magnani-Rocca converge così l’intero percorso di un autore che ha concepito l’arte come esperienza totale, libera da qualsiasi barriera disciplinare.

Man Ray, «Le Violon d’Ingres», 1924. © Christie’s Images Scala, Firenze. © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

Alessia De Michelis, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Man Ray senza confini: alla Magnani-Rocca la più ampia retrospettiva italiana dedicata all’artista | Alessia De Michelis

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