Marc Riboud, «La ragazza con il fiore, Manifestazione contro la guerra in Vietnam, Washington, Stati Uniti, 1967»

© Marc Riboud / Fonds Marc Riboud, Mnaag

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Marc Riboud, «La ragazza con il fiore, Manifestazione contro la guerra in Vietnam, Washington, Stati Uniti, 1967»

© Marc Riboud / Fonds Marc Riboud, Mnaag

Marc Riboud e il Vietnam: lo sguardo oltre la guerra

Al Musée Guimet di Parigi una selezione degli scatti del fotografo francese mostra il lavoro nelle risaie e nelle fabbriche e la vita delle famiglie nei campi profughi, documentando il conflitto con umanità

Tra il 1966 e il 1976, Marc Riboud si recò più di una decina di volte in Vietnam  per documentare la guerra. Eppure l’obiettivo della sua macchina fotografica non si pose solo sul conflitto in sé, quanto sulla vita quotidiana delle persone che, anche se sconvolta, continuava tra le rovine, sui villaggi distrutti, sui bambini dagli occhi sgranati, sugli sguardi malinconici delle vedove di guerra, sulle donne al lavoro nei campi devastati dai bombardamenti e i soldati nelle trincee, evitando immagini crude e sensazionalistiche. Dal 5 marzo al 12 maggio, a 50 anni dalla fine della guerra, il 30 aprile 1975, il Musée Guimet, museo nazionale francese di arti asiatiche, allestisce una selezione di scatti tratti da quei reportage nella mostra «Marc Riboud. Vietnam, 1966-1976». Le fotografie ritraggono scene di Hanoi, di Saigon e della città bombardata di Hué. Mostrano il lavoro nelle risaie e nelle fabbriche e la vita delle famiglie nei campi profughi, documentando il conflitto con umanità, concentrandosi sulla sofferenza e la dignità dei civili di fronte alla devastazione della guerra, offrendo dunque una prospettiva unica sul conflitto. In mostra, anche documenti d’archivio del fotografo. Il Musée Guimet, che ha lavorato in collaborazione con l’associazione «Les amis de Marc Riboud», ha scavato nelle proprie ricche collezioni, poiché possiede gli archivi fotografici completi di Riboud, ovvero tutte le sue fotografie, i negativi e i documenti correlati, che il fotografo ha lasciato in eredità al museo prima di morire nel 2016, a 93 anni.

Nato a Lione, nel 1923, Marc Riboud iniziò a fotografare da giovane, usando una Kodak regalatagli dal padre. Dopo aver studiato ingegneria e combattuto nella Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale, decise di dedicarsi esclusivamente alla fotografia nel 1952. Quell’anno si unì all’agenzia Magnum Photos, raggiungendo maestri come Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Di Cartier-Bresson, Riboud, il cui approccio fu tuttavia meno rigoroso e più emozionale, condivise il principio del «momento decisivo», quel breve e fuggevole istante in cui tutti gli elementi visivi si uniscono per creare un’immagine perfetta. Famoso anche per gli scatti di Parigi in bianco e nero, tra cui quello del «Pittore della Tour Eiffel» (1953), che gli aprì le porte di Magnum, ha lasciato intense testimonianze dell’Oriente. Fu in Iran, Afghanistan, India, Nepal, in Cina diverse volte, dal 1957 al 2010, e in Giappone nel 1958. I reportage sulla guerra in Vietnam sono tra i più significativi.

Al Muséé Guimet sono allestite le fotografie del bambino che gioca vicino a un carro armato, della donna che cucina tra le macerie, della bomba inesplosa in un villaggio vicino a Phát Diêm. Né poteva ovviamente mancare in mostra una delle sue immagini più celebri, «La ragazza con il fiore», scattata a Washington nel 1967 durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Immagine diventata un’icona del movimento pacifista, che ritrae la giovane attivista Jan Rose Kasmir mentre porge un fiore a un gruppo di soldati della Guardia Nazionale armati di baionette.

Marc Riboud, «Una bomba inesplosa giace nel cortile di una cooperativa agricola vicino a Phat Diem, Vietnam del Nord, 1969». © Marc Riboud / Fonds Marc Riboud, Mnaag

Luana De Micco, 26 febbraio 2025 | © Riproduzione riservata

Marc Riboud e il Vietnam: lo sguardo oltre la guerra | Luana De Micco

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