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Camilla Bertoni
Leggi i suoi articoliDue mostre, una serie di performance, e ancora il frutto del lavoro di artisti in residenza, il tutto in un contesto che si è affermato come centro di ricerca per le pratiche performative contemporanee riconosciuto a livello internazionale. L’estate di Centrale Fies si accende tra il 16 e il 26 luglio, raccogliendo gli esiti di un lavoro sul territorio lungo un anno. Accade in una vecchia centrale idroelettrica di origine asburgica, dismessa negli anni ’60 del ’900, ma ancora in parte funzionante.
Siamo nella frazione di Fies, nel comune di Dro, non lontano da Arco, in provincia di Trento, appena a nord del lago di Garda e lungo il letto del suo immissario, il Sarca. In un contesto montano, e in un piccolo paese di 5mila anime, circa cinquant’anni fa nasceva questa avventura che ha preso via via questa forma, conquistandosi dal 2002 il ruolo e il riconoscimento che dicevamo. La nuova edizione di questa manifestazione andrà in scena dal 16 luglio, con l’opening alle 18 della personale di Monia Ben Hamouda, nata milanese nel 1991 da una famiglia di origini tunisine, che ha ottenuto, tra gli altri riconoscimenti, l’Italian Council nel 2023, 2024 e 2025 ed è presente in una mostra collaterale alla Biennale di Venezia in corso. L’opening vedrà dalle 20 la performance «MoonJar» di Kat Válastur, coreografa, danzatrice, performer e vocalist greca, e Aho Ssan, nome d’arte del compositore parigino Niamké Désiré. Una performance che vede l’interazione poetica tra suono e movimento destinata ad amplificare il coinvolgimento sensoriale dell’installazione, dispiegata nella Galleria dei trasformatori, con la curatela di Simone Frangi e Barbara Boninsegna. Le suggestioni si moltiplicano tra il contesto dell’archeologia industriale e i profumi avvolgenti delle spezie di cui Ben Hamouda ha impregnato gli spazi, cospargendo mucchi di argilla che ridefiniscono i percorsi. Ma è nelle sculture appese la chiave di lettura: sono le forme tipiche dell’artista che derivano da una riflessione sull’aniconismo della cultura islamica, dove tracce vagamente calligrafiche si trasformano in suggestioni visive. «Ispirandosi alla poesia najdita, scrivono i curatori, una forma vernacolare nata nella Penisola Arabica del XVI secolo, l’artista immagina il linguaggio come qualcosa che attraversa il tempo e le geografie, si trasforma, migra e resiste. A Centrale Fies le grandi sculture sospese sembrano sottrarsi alla gravità, mentre la sabbia invade parzialmente lo spazio espositivo sottoponendo le opere a un lento processo di trasformazione. Non una rovina, ma un modo per interrogare il tempo, la stratificazione della storia e le forme attraverso cui le memorie vengono custodite, tramandate o dimenticate».
Da un altro profumo si viene avvolti in un altro spazio della Centrale, recuperato di recente all’utilizzo espositivo, quello dell’archivio. Un lungo corridoio che, dal 23 al 26 luglio, si percorre immersi nella luce di «Blue Blue Blue Limbo-un-archive», mostra che raccoglie la ricerca condotta dal collettivo Industria Indipendente, fondato nel 2005 da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri, insieme a Michele Bertolino, curatore aggiunto del Centro Pecci di Prato, per la produzione del profumo che porta il nome a cui la mostra è intitolata. Profumo che, insieme al colore, ma anche a suoni e ritagli di film si fa corpo, diventa «dispositivo performativo».
Ma le mostre sono solo una parte dell’estate di Centrale Fies che articola la sua programmazione in momenti di restituzione pubblica legati a progetti diversi: dal 17 al 19 luglio c’è il Live Works Summit: «rappresenta il momento culminante di un processo annuale che unisce scouting, supporto ad artisti emergenti e monitoraggio dei linguaggi performativi contemporanei più innovativi e transdisciplinari, grazie a una rete consolidata di partner istituzionali quali Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Palazzo Grassi, Tanzfabrik Berlin, Hangar Barcellona, Operaestate Festival, spiega Barbara Boninsegna, direttrice artistica. Otto artisti selezionati nel 2025 tramite una call internazionale dal board curatoriale di Centrale Fies presentano performance messe a punto durante un anno di residenze: Tim Bartel, Publik Universal Frxnd, Kristina Kusmina Dreit, Pina Danila Gambettola, Abdul Halik Azeez, Eleni Roberts Kazouri e Vladimir Babinchuk, Juan Yung Han. All’interno del progetto anche un artista italiano, Luc Ndikubwimana, selezionato per la borsa di studio nominata ad Agitu Ideo Gudeta».
Il 22 luglio con Bagnomaria (Milano), Chiara Tagliaferri, Gianluca D’Incà Levis un’intera giornata dedicata al progetto «The Sparks Return» curato da Stefania Santoni, Pierangelo Giacomuzzi, P. Parenti, ideato da Virginia Sommadossi e Elisa Di Liberato e vincitore del bando Laboratorio di Creatività Contemporanea promosso dal MiC: una rete di giovani attivisti culturali operanti nelle vallate trentine interroga il rapporto tra cultura, paesaggio, appartenenza e trasformazione sociale. Infine «Love is Political» dal 23 al 26 luglio vede la partecipazione di Anagoor, Annamaria Ajmone, Chiara Bersani con Lemmo, Dewey Dell, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Industria Indipendente, Laura Tripaldi, LIMINAL, Mali Weil, Michele Bertolino, MOTUS, OPEN GROUP, Rifugio Amore, Sofia Baldi Pighi, Violetta Cottini, Wissal Houbabi. «Dopo “Enduring Love, Evolving Love e Radical Love”, spiega Elisa Di Liberato, l’edizione 2026 mette al centro la natura politica delle relazioni. Perché ciò che accade tra le persone non resta mai soltanto nella sfera privata: lascia tracce, genera possibilità e contribuisce a modellare il mondo condiviso».