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Simone Bacco, «Maratona Spinazzola», 2022, Puglia

Foto Christian Mantuano

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Simone Bacco, «Maratona Spinazzola», 2022, Puglia

Foto Christian Mantuano

Una Boccata d’Arte: sette anni di arte contemporanea nei borghi d’Italia

Quest’anno il progetto diffuso promosso dalla Fondazione Elpis si concentra su interventi che costruiscono una narrazione fatta di fragilità condivise, memorie riattivate e nuove possibilità di coesistenza, arrivando a quota 140 in tutto il Paese

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Chi l’ha dimenticato? Nel 2020 eravamo tutti sigillati in una durissima «reclusione sanitaria», terrorizzati dal mostro pandemico di cui nessuno conosceva l’origine né la cura, deprivati delle relazioni con gli altri, incapsulati nelle nostre abitazioni e defraudati della possibilità (salvifica per molti) di avvicinarci all’arte in ogni sua forma collettiva. Un lutto che molte persone e la società nel suo complesso non hanno ancora elaborato. Fu allora che Marina Nissim, con lo spirito visionario dell’imprenditrice e la fame d’arte della collezionista, inventò «Una Boccata d’Arte», il progetto di arte contemporanea all’aperto (promosso da Fondazione Elpis, da lei presieduta) diffuso nell’intera Italia in piccoli borghi estranei alle rotte più battute, che da allora ha portato ogni anno 20 artisti (con altrettanti curatori) a stabilirsi per qualche tempo in 20 paesi di 20 regioni d’Italia, creando interventi site specific originati dal dialogo allacciato con le comunità. Con l’edizione 2026 (la settima, dal 20 giugno al 4 ottobre), «Una Boccata d’Arte» raggiunge i 140 interventi, alcuni dei quali sono rimasti sul territorio diventando permanenti, e si sviluppa in un progetto sempre più radicato nei luoghi coinvolti: residenze più lunghe, legami più durevoli grazie anche alla riattivazione di lavori delle precedenti edizioni, ascolto sempre più approfondito del territorio (abitanti, amministrazioni, partner tecnici, sponsor locali, istituzioni culturali, associazioni locali), in cerca da un lato di memorie, miti, riti, credenze e documenti di cultura materiale, dall’altro di un ascolto sempre più intenso del paesaggio (nel suo senso più lato): antropologia ed ecologia, i due grandi filoni, oltre al suono, in cui in prevalenza si distribuiscono i lavori degli artisti presenti. 

Il tutto, nell’anno in cui Fondazione Elpis si arricchisce di nuovi spazi nella sede di Milano (nel complesso che si estende tra via Lamarmora 26 e via Orti 25, a Porta Romana), dove allo spazio originario, la Lavanderia (era la lavanderia della casa di riposo che si apriva qui), si sono aggiunti di recente gli spazi della Villa, destinata a mostre e incontri, e di Atelier Elpis, per le residenze d’artista a Milano. Ricchissima di spunti, l’edizione 2026 di «Una Boccata d’Arte» vede alcuni temi ricorrere con frequenza, come l’acqua e il fiume, con tutto il carico simbolico, concettuale e fisico di cui sono portatori: è il caso di Palazzolo sul Senio (Firenze), dove nel 2023 una piena ha travolto un ponte, oggi rievocato dall’intervento di Lara Dâmaso, che con la curatela di Gabriele Tosi e con Threes Productions (che anche quest’anno ha realizzato tre interventi sonori), ha messo in dialogo, dalle opposte rive del fiume, due sculture sonore in cui risuonano la voce dell’artista e quella del territorio, dando vita a un nuovo «ponte» di suoni. O di Fontainemore (Aosta), dove Elena Toldo (curatrice Elena Graglia) ha lavorato sui tre elementi naturali che da sempre segnano questi luoghi (l’acqua, la roccia, la vegetazione spontanea), immettendovi l’artificialità del vetro borosilicato, fragile come queste realtà che rischiano di essere cancellate dai cambiamenti climatici e dalle trasformazioni sociali. Lo stesso fenomeno che potrebbe accadere a Cornovecchio (Lodi), dove persiste un ecosistema residuale della Pianura padana con i suoi storici abitanti vegetali e animali, di cui Anouk Tschanz ha scandagliato (con la cura di Edoardo De Cobelli) la biodiversità, ricchissima ma invisibile. C’è poi il patrimonio delle tradizioni, spesso arcaiche, che si è fatto alimento di numerosi lavori, come gli ex voto marinari di Sori (Genova) riletti da Dominique White con Valentina Buzzi, curatrice, o il culto preromano della dea Cupra a Cupra Marittima (Ascoli Piceno) rivivificato da Maja Escher con Matilde Galletti, o quello della dea Diana a Trivento (Campobasso) cui ha guardato Angelo Leonardo, affiancato da Alessia Delli Rocioli. Su molto altro, di pari qualità, ci sarebbe da dire: per tutto rinviamo a unaboccatadarte.it.

Ada Masoero, 15 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Una Boccata d’Arte: sette anni di arte contemporanea nei borghi d’Italia | Ada Masoero

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