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Protagonisti della mostra estiva della GAMeC di Bergamo, che come ogni estate si sposta nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, sono quest’anno Fosbury Architecture e Claire Fontaine che, con l’apporto di Adelita Husni Bey, Sabrina D’Alessandro/Urps (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite) e Numero Cromatico, hanno realizzato l’installazione site specific «Tabula Plena» (4 giugno-18 ottobre), pensata come un laboratorio educativo permanente ispirato al pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire (Recife, 1921-San Paolo, 1997).
In attesa della nuova sede della galleria, la programmazione 2026 della GAMeC è incentrata sul progetto «Pedagogia della Speranza», nel nome di un museo inteso non solo come spazio di conservazione ma come luogo di aggregazione e di condivisione di saperi molteplici, come spazio di interazione e di produzione di una conoscenza non calata dall’alto ma fondata sul dialogo e sulla reciproca trasformazione: non dunque la «tabula rasa» della pedagogia tradizionale, sulla quale imprimere nuove nozioni e contenuti ma, come suggerisce il titolo dell’installazione, una «tabula plena», piena cioè di contenuti da far germogliare.
È questa, infatti, la visione pedagogica di Freire, fondata sulla relazione, sull’esperienza e sull’arricchimento vicendevole di pubblici diversi. Ed è muovendo da questo processo che Fosbury Architecture (il collettivo di ricerca e progettazione fondato nel 2013 che ha curato, tra l’altro, il Padiglione Italia della Biennale di Architettura 2023) ha formulato l’installazione, progettando una piattaforma abitabile in cui si aprono tre laboratori permanenti, gratuiti, capaci di mettere in dialogo persone di età, esperienze e culture diverse, cui si aggiunge un’arena pensata per un incontro più allargato e per la lettura di testi che approfondiscono i temi fondanti della «Pedagogia della Speranza», il progetto di GAMeC realizzato con la direzione di Lorenzo Giusti e la curatela di Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni, Irene Guandalini, Sara Tonelli e Rachele Bellini.
Nella fase di realizzazione dell’installazione «Tabula Plena», sono stati coinvolti anche bambini e bambine, adolescenti e giovani di 13 classi di scuole di diverso grado della città di Bergamo e del territorio che, attraverso laboratori guidati da Fosbury Architecture, hanno scandagliato temi diversi e li hanno tradotti in glifi, cioè in segni che, disposti sulla superficie nera delle piattaforme, guidano i visitatori verso nuove modalità di relazione interpersonale e con il contesto.
Il duo Claire Fontaine, fondato a Parigi nel 2004, conduce da parte sua una riflessione sul tema della conoscenza e dell’educazione mediate dai dispositivi elettronici e dalle intelligenze artificiali, e sui loro effetti sulla persona e sulla società, attraverso l’intervento site specific formato da cinque sculture luminose, sospese sui partecipanti, che raffigurano delle emoji. Tre, differenti, riguardano il pianeta Terra, «per rappresentare altrettante visioni del mondo interconnesso e globalizzato», spiegano, mentre ci ricordano che «il mondo va sempre guardato da molteplici prospettive: la visione fornita dagli schermi, infatti, non è sufficiente, perché siamo noi a “creare mondi” tessendo relazioni cariche di senso». C’è poi l’emoji dello smartphone che, in quanto scultura, perduta la sua interattività, diventa all’opposto simbolo di isolamento sociale, e poi c’è il pacco regalo, che allude alle logiche del consumo, suggerendo al tempo stesso riflessioni sulla gratuità del dono dell’affetto. L’invito è a cambiare le nostre consuetudini in un esercizio consapevole di «unlearning» che ci conduca a un apprendimento critico.
Anche i laboratori (gratuiti, come si diceva) sono progettati per risvegliare un approccio critico alle modalità didattiche consuete, aprendosi all’apporto di ciascuno nel costruire nuovi saperi. Il collettivo Numero Cromatico stimola i partecipanti a configurare con tessere degli algoritmi su lavagne magnetiche, mostrando come questi non siano «neutri» ma obbediscano all’obiettivo di chi li formula, mentre Urps di Sabrina D’Alessandro rielabora nel laboratorio «Busillis» le narrazioni del pubblico e le immette in un archivio sonoro in continua trasformazione e Adelita Husnu Bey, attraverso l’attività «Parliamo di Educazione», suggerisce sguardi nuovi che mettono in discussione le contraddizioni di certi modelli del mondo della scuola.
Infine, la piattaforma, che si attiverà per la prima volta sabato 6 giugno dalle 10 alle 13 con il laboratorio «Evidenze Comuni» (in inglese con traduzione in italiano; prenotazione obbligatoria biglietteria@gamec.it) curato dal collettivo svizzero microsillons e sviluppato nel contesto del Public Program di «Pedagogia della Speranza» riattualizzando il pensiero di Paulo Freire, per porre in evidenza le strutture del potere insite nei sistemi educativi tradizionali e andare in cerca di nuovi modelli partecipativi e inclusivi.