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Una veduta della mostra «Venus-Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos» presso PM23, Roma

© 2026 Fvg Services © 2026 Soqquadro

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Una veduta della mostra «Venus-Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos» presso PM23, Roma

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Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos

Nello spazio di Piazza Mignanelli 23, a Roma, 12 opere dell’artista portoghese dialogano con 33 creazioni dello stilista in un omaggio alle donne tra artigianalità e inclusione

Samantha De Martin

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Un grande mandala di velluto, luci e paillettes dialoga con un abito della collezione Primavera-Estate 1966 di Valentino. Un cuore rosso, ispirato al tradizionale pendente portoghese in filigrana, reinventato con quasi 4mila forchette e coltelli da tavola in plastica translucida assemblati a mano, ruota al ritmo malinconico di un Fado, mentre dialoga con un abito in taffetà rosso Valentino ricamato a mano con cordoni, cannottiglie e cristalli. Dopo aver animato Roma con un progetto di arte diffusa, l’artista portoghese Joana Vasconcelos «rende omaggio alla donna in tutta la sua diversità» con un progetto carte blanche presso PM23, lo spazio aperto lo scorso maggio dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.

Dal 18 gennaio al 31 maggio la mostra «Venus-Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos» offre uno sguardo contemporaneo sull’universo creativo dello stilista reinterpretato dalla visione dell’artista portoghese. «Una mostra incantevole, magnetica e con un’alta funzione sociale, l’ha definita il ministro Alessandro Giuli, dove la bellezza viene percepita come una specie di paesaggio interiore. Venere è la dea italiana per eccellenza e Valentino è l’espressione più profonda del nostro genio creativo. È molto bello che un’artista come Joana nobiliti e renda ancora più mistico questo paesaggio interiore».

Nello spazio di Piazza Mignanelli 23, 12 opere di Vasconcelos si intrecciano con 33 creazioni di Valentino Garavani, selezionate dall’archivio direttamente dall’artista con la collaborazione di Pamela Golbin. «Questo progetto che lega bellezza, armonia e pace in un dialogo diretto tra opera d’arte, artigianalità e manualità, spiega Joana Vasconcelos, è un omaggio alle donne in tutta la loro diversità, una celebrazione della bellezza che attraversa trasversalmente la società. Le innumerevoli dimensioni del femminile si declinano attraverso questo dialogo tra arte e moda. Lavorando con oggetti della vita quotidiana effettuo una sorta di trasformazione dell’identità. Cose molto semplici possono trasformarsi in oggetti preziosi. E questo vale anche per le situazioni».

Il percorso è introdotto dalla serie «Crochet Paintings», che trasforma il tessuto in superficie pittorica prendendo ispirazione dal motivo Josef Hoffmann degli abiti Haute Couture della collezione Autunno-Inverno 1989-90. Due Bond Girls della serie «Cement Sculpture», con la loro seconda pelle all’uncinetto, introducono il tema dell’artigianalità, filo conduttore della mostra. Cuore pulsante del percorso è la monumentale «Valchiria Venus»: nata nella sala absidata come estensione di otto abiti, rappresenta la lente attraverso cui osservare l’eredità di Valentino Garavani, diventando astrazione delle molteplici sfaccettature delle identità femminili contemporanee che essa rappresenta. Le figure mitologiche che nella tradizione norrena guidano i guerrieri caduti nel Valhalla diventano per Vasconcelos guardiane dell’arte, ciascuna dedicata a una donna la cui eredità merita nuova voce. Ma soprattutto, combinando forme tessili e strutture gonfiabili, rappresentano un omaggio alle tradizioni tessili, come l’uncinetto, che l’artista ha appreso dalla nonna.

Una veduta della mostra «Venus-Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos» presso PM23, Roma. © 2026 Fvg Services © 2026 Soqquadro

Una veduta della mostra «Venus-Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos» presso PM23, Roma. © 2026 Fvg Services © 2026 Soqquadro

A catturare lo sguardo con il suo crescendo di colori, texture e motivi è la scultura lunga 13 metri che si intreccia con dieci modelli Valentino. Sviluppandosi nello spazio con la sua «seconda pelle» all’uncinetto, l’opera allude a un’intelligenza artigianale che, annodata dalla forza creativa di Valentino Garavani e Joana Vasconcelos, diventa espressione, per le fasce più fragili della città, di vitalità sociale. Questo ambizioso progetto sociale ha visto coinvolti oltre 200 partecipanti di ogni età, oltre 200 chili di moduli all’uncinetto realizzati in tutta Roma e inviati all’artista e al suo team nello studio di Lisbona. A dare forma e voce all’opera sono stati gli studenti delle scuole di alta formazione, Mam-Maiani Accademia Moda, Accademia di Costume & Moda e Naba Nuova Accademia di Belle Arti di Roma, i pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dell’hospice Gemelli Medical Center, le donne di Differenza Donna, associazione impegnata nella lotta contro la violenza di genere, e di Intersos, e ancora le detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia con Fondazione Severino. A restituire al pubblico questo racconto fatto di centinaia di occhi e di mani, dove il lavoro manuale viene nobilitato come pratica artistica e creativa, è «Trame #73», la videoinstallazione di Daniele Luchetti, accolta in mostra.

«Venus, spiegano Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, nasce dal desiderio di celebrare la creatività in tutte le sue forme, come ponte tra arte, moda e comunità. Con questo progetto abbiamo voluto offrire uno spazio dove bellezza e innovazione possano incontrare la partecipazione e l’inclusione, trasformando l’espressione artistica in un’occasione di dialogo e condivisione». A celebrare la bellezza, la femminilità e l’empowerment come forze capaci di plasmare l’identità è anche l’opera «Strangers in the Night», che esplora gli archetipi femminili proiettati dalla cultura patriarcale. La coreografia notturna delle automobili che si avvicinano alle donne lungo la strada in un quartiere di prostituzione di Lisbona è affidata dall’artista a decine di fari d’automobili che pulsano al ritmo della canzone di Frank Sinatra. La leggerezza piumata di un abito corto dalla collezione Valentino rende più intensa l’indagine sulla femminilità, sulle sue seduzioni e continue metamorfosi.

A portare avanti l’indagine sulla trasformazione è un altro incontro tra scultura e couture presente in «Full Steam Ahead (Red)», dove il tradizionale ferro da stiro trasformato in una scultura cinetica che sboccia in un fiore di loto, simbolo resilienza silenziosa, dialoga con la silhouette nera di un abito da sera. Nella sala accanto altri oggetti quotidiani della cucina, pentole Silampos e coperchi in acciaio, diventano monumentali sculture a forma di scarpe sovradimensionate a evocare icone culturali come Marilyn Monroe, Cenerentola e Betty Boop, ma soprattutto a sovvertire gli stereotipi che associano la donna alla sfera domestica, celebrando il lavoro femminile spesso invisibile.

Tre abiti di Alta Moda impreziosiscono la sala in un trionfo di seta, raso, organza e pailettes nelle varie shades dell’argento e motivi floreali Art Nouveau unendo il fulgore della couture ai materiali del lavoro domestico. Culmine del percorso, «Garden of Eden» è un ambiente immersivo e onirico, in cui archetipi diversi, dalla Valchiria a Cenerentola, dalla Femme Fatale alla Seduttrice, convergono in un racconto mitico dominato da otto abiti total black in tulle, seta, georgette e pizzo. Il visitatore si affida a un percorso al buio composto da fiori artificiali che emergono da basi cilindriche dando un’illusione di vitalità organica in un incontro tra seduzione e costruzione, apoteosi della sensualità femminile.

Da sinistra: Pamela Golbin, Giancarlo Giammetti, Joana Vasconcelos|. Courtesy of Fvg Sercices

Samantha De Martin, 13 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos | Samantha De Martin

Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos | Samantha De Martin