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Mostre

I destini comuni di Pompei e Santorini

Alle Scuderie del Quirinale inedito confronto tra le città cancellate da un'eruzione vulcanica

Giovane che regge dei pesci, affresco del XVII secolo a.C. da Akrotiri (particolare)

Roma. Inaugura l’11 ottobre alle Scuderie del Quirinale, per poi proseguire sino al 6 gennaio, «Pompei e Santorini», a cura di Massimo Osanna e Demetrios Athanasoulis, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, esposizione dedicata a due città spazzate via da un’eruzione vulcanica.

Akrotiri era una città portuale dell’isola di Thera, oggi Santorini, distrutta dalla catastrofe naturale nota come eruzione minoica della metà del II millennio a.C. Sepolta sotto una cenere e lapilli, ha conosciuto la stessa sorte di Pompei, cancellata dal Vesuvio nel 79 d.C.: la distruzione, la riscoperta e la creazione di un mito storico e artistico.

L’inedito confronto è il tema della mostra, così illustrata da Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales, società in house del Ministero per i Beni e le Attività culturali che gestisce le Scuderie del Quirinale: «È una mostra che si inserisce in pieno nella nostra tradizione, fatta di rapporti internazionali di primo livello e di organico collegamento con i principali siti e istituzioni culturali italiane, in questo caso il Parco archeologico di Pompei. Di grande rilievo, accanto a opere straordinarie, molte inedite, delle due civiltà classiche, l’intervento artisti che hanno riflettuto sul tema della catastrofe, come Turner, Hirst, Burri, Warhol.

L’esposizione racconta due storie lontane 1.700 anni l’una dall’altra, la preistorica Akrotiri sull’isola di Santorini, e Pompei, evidenziando mondi diversi legati da un’identica fine che ne ha interrotto tragicamente la fioritura. Conservate nei millenni sotto un manto di cenere e lapilli, entrambe le città rivelano affreschi e manufatti che permettono una riflessione sull’arte, la religione, i costumi e la vita quotidiana nell’antichità. Conoscere il passato consente di confrontarci con le nostre radici storiche e culturali e al tempo stesso di riflettere sugli splendori e le fragilità dei destini umani.

Tra i capolavori esposti, imperdibili per rarità e difficoltà di reperimento, innanzitutto gli spettacolari affreschi di Santorini, per la prima volta fuori dalla Grecia: l’affresco di quattro metri detto “Le Adoranti” e il celeberrimo “Pescatore”, che può essere definito la “Gioconda” minoica. E poi, da Pompei, sicuramente la spettacolare ricostruzione integrale della Casa del Bracciale d’oro.

Un programma di incontri e conferenze di studiosi di caratura internazionale approfondirà, oltre agli aspetti salienti delle due civiltà (minoica e romana), i temi che riguardano anche l’uomo d’oggi, affrontati dal punto di vista filosofico, sociologico e antropologico»
.

Quali i vostri progetti futuri? «Le Scuderie del Quirinale, con le Gallerie degli Uffizi, stanno organizzando una grande mostra celebrativa del cinquecentenario raffaellesco da presentare a Roma nella primavera del 2020. Il progetto, a cura di Marzia Faietti, si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ed è sviluppato con la National Gallery di Londra, anch’essa organizzatrice di una mostra su Raffaello per l’autunno 2020».

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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