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Restauro

Santa Croce svelata

Ultimati i lavori alla facciata della basilica a Lecce

La parte superiore della facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce

Dopo due anni di restauri finalmente la Basilica di Santa Croce è stata «svelata» con la rimozione del velo che ne riproduceva la facciata e lo smontaggio delle impalcature che la ingabbiavano. I restauri in realtà hanno interessato l’edificio già prima del 2017. Gli interventi, diretti dall’architetto Giovanna Cacudi della Soprintendenza, con la collaborazione di Mauro Matteini dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e i tecnici del Laboratorio di Diagnostica della conservazione e del restauro dei Musei Vaticani diretto da Ulderico Santamaria, sono stati eseguiti dalla dittà Nicolì.

Una collaborazione virtuosa, evidenziata anche dalla soprintendente Maria Piccarreta, che ha permesso di portare a termine le articolate azioni di conservazione e consolidamento dell’apparato decorativo della facciata. Una situazione di deterioramento degli elementi lapidei emerso, come si diceva, già nel 2011, quando il fastigio fu interessato dal distacco di alcuni frammenti.

Gli ultimi interventi di restauro, poi, hanno goduto di un finanziamento da fondi regionali per 2 milioni di euro, attraverso la progettualità «Smart-in» (un’iniziativa in collaborazione con il Fai, che prevede strategie di recupero e fruizione condivisa dei cosiddetti «Luoghi del cuore»), consentendo di tamponare, come si legge nella scheda tecnica pubblicata sul sito della Soprintendenza, i «fenomeni di degrado materico della pietra e fenomeni fessurativi, consistenti in lesioni e spaccature degli elementi lapidei e dei giunti di origine prevalentemente meccanica»; in altre parole, di porre rimedio verosimilmente ai danni causati dai precedenti interventi di restauro eseguiti nel ’900.

In questi anni di cantiere c’è da segnalare l’iniziativa della ditta esecutrice dei lavori che ha predisposto un ascensore con il quale ha consentito al pubblico di salire e vedere da vicino l’apparato decorativo del registro superiore e, contestualmente il laboratorio di restauro.

La facciata liberata, e ripulita dallo sporco, ha ritrovato il lucore originario della pietra leccese, e riconsegna nella sua interezza un bene culturale di cui francamente si cominciava a sentire la mancanza.

Massimiliano Cesari, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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