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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliIl 2025 è un anno particolare per ricordare Ranuccio Bianchi Bandinelli. Ricorrono, infatti, 125 anni dalla nascita, il 19 febbraio 1900 a Siena, e cinquant’anni dalla morte avvenuta a Roma il 17 gennaio 1975. Tra queste due date, in un’epoca caratterizzata da due guerre mondiali e da sconvolgimenti epocali delle società e delle nazioni, è trascorsa la sua vita intensa.
Ripercorrerla per sommi capi è complesso: la prima formazione avvenuta a Siena, poi gli studi universitari a Roma, dove si laureò nel 1923, con una tesi su Chiusi; quindi, una breve esperienza di insegnamento nel liceo classico senese in cui aveva studiato.
Poi divenne professore incaricato di Archeologia e storia dell’arte greca e romana a Cagliari (1929-30), professore straordinario della stessa materia a Groningen in Olanda (1930-31) e quindi professore ordinario all’Università di Pisa (1934-38).
Nel 1939 si trasferì a insegnare presso l’Università di Firenze dimettendosi durante la Repubblica di Salò. Rientrò nei ruoli universitari a Cagliari nel 1947, rimanendovi sino al 1950, per trasferirsi di nuovo a Firenze (1950-57). Fu chiamato poi a Roma, dove insegnò sino al 1964.
Negli anni 1945-47 era stato direttore generale delle Antichità e Belle Arti promuovendo la ricostruzione dei monumenti danneggiati dalla guerra, il recupero delle opere d’arte trafugate e impegnandosi per una riforma delle strutture della tutela con la prospettiva di arrivare a un’attenzione maggiore per il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del Paese. Non condividendo le scelte politiche che si andavano prendendo, si dimise dall’incarico (giugno 1947).
Accanto all’insegnamento universitario, all’impegno nella difesa e valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, vi fu quello politico: aderì al Partito Comunista Italiano nel 1944. Vi ricoprì ruoli significativi: membro del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo. Collaborò a «Rinascita», «Il Contemporaneo» e «l’Unità».
Ho tracciato queste sintetiche note consultando la voce Ranuccio Bianchi Bandinelli nel Dizionario Biografico degli Italiani scritta con cura e affetto, mi viene da sottolineare, da Ida Baldassarre una sua allieva e collaboratrice. Altrettanto meditato e sentito è il ricordo che Filippo Coarelli, altro suo allievo, scrisse per la rivista «Belfagor» (XXXI, 1976).
Negli ultimi anni si è avuta una rinnovata attenzione per il maestro: penso, in particolare, agli studi innovativi di Marcello Barbanera e al volume di Giovanna Russo Krauss, dove si ricostruiscono gli anni trascorsi da direttore generale delle Antichità e Belle Arti con una documentazione inedita.
Quest’anno di celebrazioni si è aperto con un convegno che si è tenuto a Siena per volontà soprattutto dell’Ateneo senese (12-13 aprile) e proseguirà con due interessanti iniziative ulteriori. La prossima si terrà a Roma, venerdì 3 ottobre, presso la sede dell’Enciclopedia Italiana, per la quale lo studioso ha diretto (1958-66) l’Enciclopedia dell’arte antica, classica e orientale: si tratta di una giornata di studi sul tema «La milizia intellettuale di Ranuccio Bianchi Bandinelli» ed è organizzata dall’Associazione, presieduta da Rita Paris, che porta il suo nome e da Treccani Cultura.
A seguire un nuovo convegno, sempre a Roma (21 novembre 2025) promosso, in particolare, dalla Fondazione Gramsci, di cui, quando si chiamava Istituto Gramsci, era stato presidente a lungo.
In conclusione, vorrei richiamare un aspetto non sempre valutato a pieno di Bianchi Bandinelli: la qualità della sua scrittura sia nei saggi scientifici che negli scritti più personali. Per quest’ultimo aspetto, devo ricordare almeno Dal diario di un borghese. E altri scritti (1948).
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