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Sergio Lombardo, «Kennedy», 1961-1963, Collezione privata

courtesy Archivio Sergio Lombardo

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Sergio Lombardo, «Kennedy», 1961-1963, Collezione privata

courtesy Archivio Sergio Lombardo

«Futurama», la mostra che guarda al futuro con tecno-ottimismo

Al Man si conclude la trilogia espositiva dedicata alle modalità con cui l’essere umano costruisce il proprio rapporto con il reale, con l’ambiente e con il tempo 

Con «Futurama. Nostalgia di futuro», dal 4 luglio al 15 novembre al Man-Museo d’Arte Provincia di Nuoro, a cura di Chiara Gatti ed Elisabetta Masala in collaborazione con Storyville, si chiude un filone espositivo che negli ultimi anni ha analizzato attraverso le molte pratiche dell’arte il rapporto esistente tra l’essere umano, il tempo e il mondo contemporaneo dal Secondo dopoguerra. Alle recenti «Sensorama», dedicata ai meccanismi della percezione e «Diorama» sulle nuove ecologie postnaturali, si aggiunge ora il capitolo riguardante il futuro per come era percepito nei decenni passati, legato cioè all’entusiasmo progressista nell’evoluzione della tecnica dove centrale era l’ottimismo. 

Quest’ultimo sentimento, ben diverso da quello che mediamente si percepisce oggi in Occidente, si basava anche in particolare sull’estetica artistica e artigianale che dalla catastrofe della guerra mondiale portò fino agli entusiastici tempi dell’allunaggio americano (20 luglio 1969). Se si crea nel corso dei decenni una sorta di utopia estetica che sostiene una lunga fiducia radicale nel progresso, segue via via una stagione di crepe legate a nuove forme di disuguaglianza, alienazione delle persone e fragilità ecologica, fino a una degenerazione del sistema tecnocentrico con l’emergere del Postmodernismo nel quale il futuro smette di apparire positivo e diviene invece un territorio quantomeno instabile e altamente vulnerabile. Il tutto rappresentato attraverso opere design e di artisti quali Valerio Adami, Vincenzo Agnetti, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Fabrizio Dusi, Mario Schifano, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Pietro Gallina, Gianni Colombo, Sergio Lombardo, Gino Marotta, Pino Pascali, Giulio Turcato e Grazia Varisco. «In tale contesto, spiega il presidente del museo Tonino Rocca, le narrazioni sul futuro oscillano tra un rinnovato “tecno-ottimismo”, che affida al progresso digitale e scientifico la soluzione di ogni problema, e un ripiegamento nostalgico verso identità e modelli del passato. Se prima la mostra restituisce il ritratto di una stagione in cui creatività e innovazione guardavano al futuro senza timore, poi invita il pubblico a confrontarsi con una domanda quanto mai attuale: che cosa resta oggi di quella fiducia nel domani? In un presente segnato da crisi e trasformazioni continue, la mostra propone così una riflessione sul desiderio collettivo di immaginare nuovi scenari possibili, confermando il museo come luogo in cui arte, pensiero e società possono incontrarsi e generare nuove prospettive». 

Nelle varie sezioni del percorso, si incontrano, ad esempio, le sculture futuristiche di Regina Cassolo Bracchi (1894-1974), una delle protagoniste del Secondo Futurismo e del Movimento Arte Concreta, di Valerio Adami «La poltrona in vetrina» (1970), dove sono indagati ambiente urbano e società consumista, i ritratti su smalto industriale di Kennedy e Krusciov di Sergio Lombardo e «Des êtres d’autres planètes violaient nos femmes» di Baj, presente anche con le celebri «scultura meccano» degli anni Sessanta e Settanta. Ancora: insieme ai «Concetti spaziali» di Fontana si vedono le copertine dei libri di fantascienza Urania di Mondadori oppure «Superficie lunare» (1964) di Giulio Turcato, i «I Posteros’s» degli anni Sessanta di Pascali, le sculture in polvere di ferro di Davide Boriani, il «Portagiri» (1970» di Vincenzo Agnetti e il sedile «Allunaggio» firmato nel 1965 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

 

«Design di Paco Rabanne», 1965, Duisburg, ThyssenKrupp Corporate Archives

Stefano Luppi, 03 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

«Futurama», la mostra che guarda al futuro con tecno-ottimismo | Stefano Luppi

«Futurama», la mostra che guarda al futuro con tecno-ottimismo | Stefano Luppi