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L’incendio al Complesso del Monastero Bernardino a Leopoli, in Ucraina occidentale

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L’incendio al Complesso del Monastero Bernardino a Leopoli, in Ucraina occidentale

A Leopoli (Ucraina) un attacco russo di droni danneggia il seicentesco Monastero Bernardino

L’Unesco ha dichiarato in un comunicato pubblicato su X di essere «profondamente allarmata» dagli «attacchi che hanno colpito un edificio all’interno di un sito Patrimonio mondiale Unesco»

Vittorio Bertello

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Nell’Ovest dell’Ucraina, il 24 marzo è stato lanciato un attacco di quasi mille droni russi contro il centro storico di Leopoli, dichiarato Patrimonio Unesco. È stata la più vasta e prolungata offensiva aerea sferrata dalla Russia contro l’Ucraina dall’inizio dell’invasione del paese e ha causato la morte di diverse persone. Secondo Andriy Sadovy, il sindaco della città, nell’attacco ne sono rimaste ferite almeno 27.

L’azione ha anche danneggiato diversi edifici, tra cui un monastero del Seicento. I post sui social media di funzionari e residenti hanno mostrato droni in volo su Leopoli e fiamme intorno alla Chiesa di Sant’Andrea, nel complesso del Monastero Bernardino. La chiesa del Monastero e altri edifici furono commissionati dall’Ordine Bernardino all’inizio del XVII secolo e progettati da architetti italiani in stile manierista. Oggi la chiesa fa parte della Chiesa Greco-Cattolica ucraina.

L’Unesco ha dichiarato in un comunicato pubblicato su X oggi 25 marzo di essere «profondamente allarmata» dagli «attacchi che hanno colpito un edificio nell’area del Monastero Bernardino all’interno del sito Patrimonio mondiale Unesco».

Il centro storico di Leopoli è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco nel 1998 e aggiunto alla Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo dell’organizzazione nel 2023. La città, fondamentale per l’identità culturale ucraina, nel corso dei secoli è stata anche sotto il dominio della Polonia e dell’Impero austro-ungarico.

L’Unesco ha evitato di indicare la Russia come responsabile degli attacchi nella sua dichiarazione, affermando invece che «tutte le parti devono salvaguardare il patrimonio e astenersi da qualsiasi atto che danneggi i beni culturali».

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha affermato che la Russia ha utilizzato droni di progettazione iraniana nell’attacco. «Gli “shahed” iraniani potenziati dalla Russia hanno colpito una chiesa a Leopoli: è un atto assolutamente perverso, e solo persone come Putin potrebbero trarne piacere», ha scritto in un post su X. «A Ivano-Frankivsk è stato danneggiato un ospedale maternità. La portata dell’attacco di oggi indica chiaramente che la Russia non ha alcuna intenzione di porre davvero fine a questa guerra».

Il ministro degli Affari esteri ucraino Andrii Sybiha ha utilizzato il suo post su X a seguito dell’attacco russo su Leopoli per rivolgersi agli organizzatori della Biennale di Venezia, ai quali viene chiesto di riconsiderare la loro decisione di consentire la partecipazione della Russia. «Non distogliere lo sguardo, @la_Biennale», ha scritto il 24 marzo accompagnando il messaggio con una foto delle fiamme che avvolgevano il monastero. «Questo è il volto orribile della Russia barbarica: un sito del Patrimonio Mondiale dell’Unesco distrutto nel centro storico protetto di Leopoli. Questa è la barbarie che volete normalizzare alla Biennale. Siate realistici!». Il ministro Sybiha ha anche confermato che il Ministero degli Affari Esteri ha raggiunto un accordo con gli esperti dell’Unesco, che arriveranno a Leopoli per documentare i danni causati dall’attacco dei droni russi.

In risposta agli attacchi, l’Istituto Ucraino della Memoria Nazionale ha chiesto la revoca dell’adesione della Russia all’Unesco. «I continui attacchi al patrimonio culturale dell’Ucraina, che è sotto la protezione dell’Unesco, sono una politica deliberata del Cremlino, volta a distruggere la memoria nazionale e l’identità culturale ucraine», ha affermato in una lettera aperta pubblicata su Facebook. «Chiediamo alla comunità internazionale di intraprendere un’azione concertata per porre fine alla guerra non provocata contro l’Ucraina: l’uccisione e il rapimento di bambini, civili e soldati, la distruzione da parte della Russia del patrimonio culturale europeo in Ucraina, e per porre fine al suo sistematico disprezzo del diritto internazionale».

Vittorio Bertello, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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