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Gli ulivi candidi di Ugo Rondinone (Svizzera, 1964), con i loro rami nudi e i tronchi contorti e nodosi, hanno invaso l’elegantissima, composta corte d’onore della Villa Reale di Milano, dove si apre la Gam-Galleria d’Arte Moderna: sono parte della personale intitolata «terrone» curata da Caroline Corbetta per Milano Art Week (promossa da Milano|Cultura e Gam con Cms.Cultura, con il supporto di Banca Ifis, main sponsor) che dal 2 aprile al 6 luglio abita i preziosi spazi neoclassici della Villa. Il titolo brutale (e anacronistico, per fortuna) è stato voluto dall’artista che, nato a Brunnen da genitori lucani emigrati in Svizzera, dovette patire sulla sua pelle il bruciore della xenofobia fino a che, nel 1997, dopo gli studi all’Universität für Angewandte Kunst di Vienna, non si trasferì a New York. Lì vive tuttora e lì è diventato da tempo uno degli artisti più apprezzati della sua generazione. Con la fiera rivalsa, poi, di rappresentare nel 2007 (lui, figlio d’immigrati) la Confederazione Elvetica alla 52ma Biennale di Venezia, dove espose proprio i suoi «trees» nella Chiesa di San Stae.
L’emozionante mostra milanese, così consonante con gli spazi che la ospitano, ripercorre i suoi vissuti in un viaggio nella storia propria, e della sua famiglia, originaria di Matera, e nelle vicende che portarono nel mondo tanti italiani, in cerca di lavoro e di riscatto. Le collezioni dell’Ottocento della Gam gli hanno offerto più d’uno spunto, specie con «Il Quarto Stato» (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo, in cui Rondinone riconosce la storia della sua famiglia (avevano in cucina la riproduzione di quel dipinto e il padre gli rammentava che lì erano le loro radici) e quella di un’intera stagione del nostro passato. Come contraltare a quel dipinto grandioso, dirimpetto a esso, Rondinone ha posto il lavoro site specific «the large alphabet of my mothers and fathers» (2024): un’installazione gigantesca in cui sono composti gli attrezzi, da lui trovati a Long Island, dei migranti, in larga parte italiani, che lì lavoravano la terra negli anni Venti del ’900. Li ha dorati, per manifestare la sacralità di cui sono intrisi, ma ha lasciato evidenti i segni dell’usura delle mani di chi li ha usati. Insieme, sono esposte alcune figure della serie «nudes», realizzate con cera e terra da lui raccolta in tutto il mondo, poste in dialogo silenzioso con le magnifiche cere di Medardo Rosso delle collezioni della Gam.

Ugo Rondinone, «Nude (xx)», 2010. © Studio Rondinone

Ugo Rondinone, «Nude (xxxxx)», 2010. © Studio Rondinone
Sempre per Milano Art Week sono esposte nella Gam anche le sculture inedite in marmo, e altri lavori recenti, dell’artista canadese-egiziana ma di origine armena Anna Boghiguian (Il Cairo, 1946) riunite dal 2 aprile al primo giugno nella mostra «The four faces of A man (I quattro volti di Un uomo)», curata da Edoardo Bonaspetti e scaturita dalla collaborazione con la Fondazione Henraux, che durante la scorsa edizione di miart ha conferito all’artista il premio Henraux Sculpture Commission 2024. Boghiguian, che lo scorso anno ha conseguito anche il ricchissimo Wolfgang Hahn Prize 2024, Colonia, e che nel 2015 vinse il Leone d’Oro per il miglior Padiglione nazionale (quello armeno) alla 56ma Biennale di Venezia, riflette nei suoi lavori su temi storici e politici, sul colonialismo e sulla condizione umana più in generale, riletti attraverso uno sguardo che coglie i nessi tra passato e presente, in quanto elementi di un ciclo di continua metamorfosi.
In mostra a Milano le sue prime quattro sculture in marmo realizzate con Henraux per questa mostra, che raffigurano altrettanti possibili volti umani riconfigurando precedenti teste in argilla che a loro volta nascevano da figure umane e da una sfinge (nella lingua degli antichi egizi «immagine vivente»), creatura mitologica che figura, con forme ibride e chimeriche, anche in tre altre sculture, di bronzo queste, che intendono offrirci protezione, «perché l’arte, spiega l’artista, ci viene incontro come una fonte vitale di energia, un processo di guarigione per l’anima e una forza per alleviare i dolori dell’esistenza».
A pochi passi di qui, infine, nel Museo di Storia Naturale, la mostra-installazione fotografica «Breathtaking» (dal 2 al 27 aprile) di Fabrizio Ferri che, attraverso i volti di famosi attori e attrici, allude al drammatico effetto delle plastiche negli oceani.

Anna Boghiguian, «Untitled (Running Man)», 2025. «The Four Faces of A Man», Gam-Galleria d’Arte Moderna, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Galleria Franco Noero. Foto: Nicola Gnesi

Anna Boghiguian, «The Four Faces of A Man», Gam-Galleria d’Arte Moderna, Milano, 2025. Courtesy l’artista, Fondazione Henraux e Gam-Galleria d’Arte Moderna. Foto: Nicola Gnesi