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Se il primo tende all’eternità della forma, il secondo introduce una visione segnata dall’entropia, dalla trasformazione e dalla fragilità dei sistemi naturali
- Alessia De Michelis
- 09 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Uno still dal video «Controlled Burn», 2022, di Julian Charrière
© The Artist / VG Bild-Kunst, Bonn, 2026
Al Museo Correr Julian Charrière dialoga con Antonio Canova
Se il primo tende all’eternità della forma, il secondo introduce una visione segnata dall’entropia, dalla trasformazione e dalla fragilità dei sistemi naturali
- Alessia De Michelis
- 09 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliUn dialogo che non cerca la sintesi, ma abita la tensione. Nelle Sale Canoviane del Museo Correr, «Spiral Economy: Charrière and Canova» mette in scena un confronto serrato tra permanenza ed erosione, tra ideale e mutazione, trasformando il marmo in campo di forze più che in materia inerte.
Il progetto, inserito nella rassegna «Dialoghi Canoviani», accosta le opere di Antonio Canova alla ricerca di Julian Charrière, costruendo un percorso in cui la classicità viene interrogata alla luce delle urgenze contemporanee. Se il primo tende all’eternità della forma, il secondo introduce una visione segnata dall’entropia, dalla trasformazione e dalla fragilità dei sistemi naturali.
L’intervento si sviluppa come un’unica installazione multisensoriale che attraversa scultura, video, fotografia e suono. Le opere contemporanee si alternano ai capolavori canoviani, dalla «Venus Italica» a «Orpheus e Eurydice», generando cortocircuiti visivi e concettuali. Il marmo emerge così come presenza ambigua: corpo e spettro, archivio di tempo e superficie esposta al cambiamento.
Al centro della mostra si impone una «tensione produttiva»: da un lato l’ambizione neoclassica di fissare la bellezza, dall’altro la consapevolezza contemporanea della sua instabilità. Charrière, attraverso pratiche che includono esplorazioni in ambienti estremi e indagini sul paesaggio, traduce questa frattura in immagini che non contemplano, ma interrogano, evidenziando la vulnerabilità dell’ecosistema e il ruolo dell’uomo nel suo equilibrio precario.
Curata da Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, con la collaborazione di Claudia Cargnel, la mostra, aperta dal 30 aprile al 22 novembre (in parallelo alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia), non si limita a sovrapporre epoche, ma costruisce una grammatica comune tra mito e contemporaneità.
In questo confronto, Canova non è solo eredità, ma interlocutore attivo: il suo ideale di bellezza, sospeso tra tempo e assoluto, trova nell’opera di Charrière una risonanza inattesa, capace di riattivarne il significato nel presente.
Un’opera di Antonio Canova al Museo Correr, Venezia