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Al Padiglione Italia c’è una nuova geografia del mecenatismo

Da Zegna a Banca Ifis, da Beatrice Bulgari a Roberto Spada, un modello di committenza condivisa dà forma a una nuova infrastruttura culturale del Paese e concorre alla costruzione del patrimonio materiale e immateriale che sceglieremo di lasciare alle generazioni future

Jenny Dogliani

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Il Padiglione Italia della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è il risultato di una complessa infrastruttura di sostegno economico e culturale che riunisce alcune delle più significative realtà del mecenatismo italiano contemporaneo. Promosso dal Ministero della Cultura e dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea, il progetto è infatti reso possibile anche dal contributo di un articolato sistema di soggetti privati: il main sponsor Zegna, lo sponsor Banca Ifis e numerose fondazioni, collezionisti, imprenditori e aziende hanno scelto il Padiglione come leva di investimento nella produzione culturale.
L’elenco dei donor del Padiglione Con te con tutto, dedicato a Chiara Camoni e curato da Cecilia Cnaziani, racconta un processo che va oltre il finanziamento della mostra: la nascita di una filiera del contemporaneo nella quale imprese, fondazioni e collezionisti non solo sostengono economicamente un progetto con cui l’Italia presenta al mondo il proprio stato dell’arte e della cultura, ma contribuiscono a produrlo, mettendo in campo materiali, competenze, spazi, reti di relazione e capacità di visione. È una forma di mecenatismo che assomiglia sempre di meno alla tradizionale sponsorizzazione e sempre di più a una pratica di committenza condivisa, un laboratorio di co-produzione nel quale il pubblico conserva la responsabilità culturale e il privato diventa parte attiva nel processo di costruzione del patrimonio comune. In un momento in cui le istituzioni pubbliche da sole faticano a sostenere la crescente complessità dei grandi progetti culturali, il contemporaneo, ovvero l’arte che decidiamo di lasciare alle prossime generazioni, va costruita sempre di più attraverso alleanze tra pubblico e privato, definendo i nuovi parametri di un’alleanza capace di generare valore condiviso profondo e duraturo che dà ossigeno al sistema dell’arte, nutre l’immaginario collettivo e alimenta la creatività e la sostenibilità del made in Italy.
Attorno al Padiglione Italia della Biennale Arte 2026 si è coagulata una costellazione di imprese, fondazioni, collezionisti, soggetti indipendenti e realtà produttive che, ciascuno con il proprio linguaggio, hanno riconosciuto nel lavoro dell’artista un terreno comune. Già nel titolo c’è una parola chiave, con: con la materia, con il vivente, con il pubblico, con altre opere, con altri saperi, ma anche con chi rende possibile il progetto, lo accompagna, lo ospita, ne estende il raggio d’azione oltre le Tese delle Vergini.  

Oasi Zegna

In questa geografia Zegna, main sponsor del Padiglione, occupa il primo cerchio. Per il gruppo biellese da sempre attento a promuovere la convivenza armoniosa tra comunità locale, industria e natura, il sostegno si traduce in una partecipazione concreta al processo creativo: il paesaggio e i materiali dell’azienda entrano fisicamente nelle opere di Camoni. Terre, ceneri, minerali ed elementi botanici provenienti da Oasi Zegna confluiscono nelle sculture di Camoni, mentre i filati del Lanificio Ermenegildo Zegna sono tessuti a mano e incorporati nelle opere tessili. Il paesaggio industriale e naturale dell’impresa non è semplicemente evocato: entra fisicamente nelle opere, trasformandosi in pigmento, fibra e memoria organica. Il dialogo tra Zegna, Chiara Camoni e Cecilia Canziani affonda inoltre le radici in un decennio di collaborazioni, avviate nell’ambito di ZegnArt, il progetto con cui il gruppo biellese ha scelto di sostenere la commissione di nuove opere. È il segno di un mecenatismo d’impresa che ha abbandonato la logica dell’evento per abbracciare quella della relazione: una committenza costruita nel tempo, fondata su territorio, fiducia e continuità. La mostra di Camoni a Oasi Zegna, curata da Ilaria Bonacossa dal 24 maggio al 22 novembre 2026, sposta il racconto da Venezia a Trivero, riportando le opere nel paesaggio da cui hanno tratto parte della loro sostanza e del loro immaginario. «Con te, con tutto di Chiara Camoni propone una riflessione sul modo in cui gli esseri viventi abitano il mondo insieme, in una relazione orizzontale tra forme di vita che rifiuta le gerarchie. È una ricerca che Camoni porta avanti da tempo, e che a Venezia trova finalmente la scala e la visibilità che merita. Vederla oggi protagonista, insieme a Cecilia Canziani, del Padiglione Italia rappresenta un riconoscimento importante del loro percorso e della coerenza della loro ricerca», ha dichiarato Gildo Zegna, Executive Chairman del Gruppo.
Accanto a Zegna, Banca Ifis rappresenta un’altra declinazione del mecenatismo contemporaneo: quella di una collezione d’impresa concepita come strumento attivo di produzione culturale. Per il quarto anno consecutivo la banca sostiene il Padiglione Italia attraverso Ifis art, la piattaforma dedicata alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. Il legame si estende fino al Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg, che il 27 settembre ospiterà La Giusta Misura, il seminario itinerante ideato da Cecilia Canziani e Chiara Camoni. Tra ceramica, tintura vegetale, disegno e riflessione sul vivente, il parco si trasforma in un ulteriore capitolo del Padiglione e del suo public program. Esce da Venezia e approda in un luogo nato nel 2023 per celebrare i quarant’anni della banca: un parco di scultura che ha trasformato la collezione d’impresa in un’esperienza di paesaggio e condivisione. Il seminario si interroga sui temi naturalistici, sull’osservazione del vivente, sul rapporto tra teoria e pratica, pensiero e lavoro manuale, trasformando la mostra in un processo di confronto e apprendimento collettivo.

 

Parco Ifis

C’è poi una fitta rete di donor, che finisce per comporre una mappa articolata del nuovo mecenatismo. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo porta con sé una storia ormai trentennale di sostegno agli artisti, alle nuove produzioni e alla formazione del pubblico. Fondata nel 1995, è stata tra le prime istituzioni private italiane a lavorare in modo sistematico sulla committenza e sulla produzione di opere, costruendo un modello oggi centrale nel sistema dell’arte. Fondazione Luigi Rovati introduce un’ulteriore dimensione: il dialogo tra antico e contemporaneo. La Fondazione ha messo a disposizione un’anfora attica della fine del VII secolo a.C. che, nella sezione «Dialoghi», entra in relazione con il video commissionato ad Alice Rohrwacher. Il mecenatismo si traduce qui nella condivisione di un patrimonio e di una visione culturale, nella convinzione che le opere del passato possano continuare a generare nuovi racconti e nuove connessioni. La presenza di Palazzo Bentivoglio tra i donor del Padiglione non è casuale. La casa-collezione di Alberto Vacchi e Gaia Rossi ha costruito negli anni incarna una delle grandi trasformazioni del collezionismo contemporaneo: il passaggio dalla collezione come patrimonio privato alla collezione come dispositivo di relazione. La casa non è più soltanto il luogo in cui le opere vengono custodite, ma uno spazio in cui si producono nuove conoscenze, si attivano comunità e si sperimentano forme di condivisione del contemporaneo. 
Fondazione D’ARC aggiunge alla compagine di donatori una realtà giovanissima, inaugurata a Roma nel 2024 in un’ex area industriale riqualificata nella zona Tiburtina. Nata dalla volontà dei collezionisti Giovanni e Clara Floridi, custodisce una collezione permanente di 152 opere e si propone come spazio espositivo, centro per l’arte contemporanea, luogo di residenze, eventi e didattica. Ma la più giovane mecenate in assoluto è la Fondazione LAM per le arti contemporanee introduce nel Padiglione. Nata a Cesena nel 2025, lavora su residenze, arte pubblica e formazione, segnalando come la nuova generazione di donor guardi sempre meno alla sola conservazione delle opere e sempre più alla costruzione di contesti, relazioni e occasioni di ricerca. Spada Partners porta invece il profilo di uno studio professionale che ha trasformato la collezione in parte del proprio ambiente di lavoro: avviata nel 2005, comprende circa 250 opere tra pittura, scultura, fotografia, video e installazioni, esposte negli uffici dello studio a Milano, Roma e Bologna e accessibili a collaboratori e clienti.
Sono esperienze diverse, ma accomunate da un medesimo principio: l’arte contemporanea non è percepita come elemento accessorio o decorativo, ma come parte della costruzione identitaria di un’impresa, di una fondazione e di una comunità.

La Fondazione In Between Art Film, istituita da Beatrice Bulgari nel 2019, apre il capitolo dei donor a un mecenatismo che coincide con la produzione di opere temporali, ibride, interdisciplinari. opera È attiva da anni in uno spazio di confine, sostenendo pratiche che nascono dall’incontro tra linguaggi, competenze e discipline differenti, sostenendo artisti, istituzioni e centri di ricerca che lavorano tra film, video, performance e installazione, attraverso commissioni, acquisizioni e collaborazioni istituzionali. Il suo nome. 
Anche per la Nicoletta Fiorucci Foundation, attiva tra Londra e Venezia, la Biennale non è un episodio isolato: è uno dei luoghi naturali di un lavoro che da anni si muove tra istituzioni e contesti non convenzionali, tra sperimentazione, pratiche site-specific, ecologia, comunità e design contemporaneo.  
ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana chiude infine questo arco con una forma di mecenatismo collettivo. Nata nel 2003 per volontà di Gemma De Angelis Testa, riunisce collezionisti e appassionati con l’obiettivo di sostenere l’arte italiana e rafforzare le collezioni pubbliche. Nel 2015 ha donato al Museo del Novecento di Milano una collezione “in progress” di opere di artisti italiani affermati a livello internazionale.   
Dentro questa rete compaiono anche Silvia Fiorucci e La Società delle Api, una comunità di pratica e pensiero, costruita attorno a solidarietà, conoscenza e collaborazione tra discipline. Il suo ruolo nel Padiglione è coerente con l’intero progetto di Camoni: l’ospitalità (a Chiara Camoni e al suo team) non è un servizio laterale, è una forma di sostegno, relazione e partecipazione che contribuisce a creare comunità. E poi Fedrigoni, MIREX e Tenuta San Leonardo riportano il discorso alla filiera. Carta, materiali, competenze tecniche, ospitalità, relazioni: una grande mostra internazionale vive anche di apporti meno visibili, spesso lontani dal racconto curatoriale, ma decisivi nella costruzione dell’esperienza. In un Padiglione che lavora sullo scarto, sulla materia, sul fare e sulla trasformazione, questi contributi non hanno un valore accessorio.
Il Padiglione Italia ci insegna, dunque, che il contemporaneo non nasce mai da una sola istituzione, da un solo curatore, da un solo artista o da una sola visione, ma da una rete di alleanze che decide, collettivamente, quale patrimonio lasciare al futuro.

Jenny Dogliani, 02 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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