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«Tigre accucciata sotto le rocce» (1880-1910) di Decio Podio, micromosaico

© Victoria and Albert Museum, Londra

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«Tigre accucciata sotto le rocce» (1880-1910) di Decio Podio, micromosaico

© Victoria and Albert Museum, Londra

Al Victoria & Albert Museum di Londra riaperte le Gallerie Gilbert di arti decorative

Ampliate e riallestite, dopo due anni di chiusura, presentano la collezione di «cose belle» della coppia di collezionisti britannici: 1.200 oggetti d'oro e d'argento, tabacchiere imperiali, smalti dipinti e i celebri micromosaici, Un'intera sala è dedicata alle nuove ricerche sulla provenienza degli oggetti

Chiuse dal 2024 per ristrutturazione e ampliamento, dal 14 marzo sono tornate accessibili in uno spazio quasi raddoppiato le Rosalinde and Arthur Gilbert Galleries del Victoria and Albert Museum di Londra, dedicate alla collezione di arti decorative della coppia di imprenditori e filantropi britannici. I circa 1.200 pezzi di cui si compone sono stati donati alla Gran Bretagna nel 1996 (all’epoca furono stimati l’equivalente oggi di 87 milioni di euro): realizzati in materiali preziosi, sovente di piccole dimensioni, prodotti nelle più importanti manifatture europee comprendono oggetti in oro e argento, 200 scatole d’oro, tabacchiere tempestate di diamanti, smalti dipinti e una pregevole raccolta di micromosaici romani.

Arthur Gilbert (1913-2001) e Rosalinde (1913-95), entrambi provenienti da famiglie di ebrei polacchi emigrati nel Regno Unito alla fine dell’Ottocento, avevano iniziato la loro carriera come imprenditori della moda nella Londra del periodo bellico prima di trasferirsi nel 1949 a Los Angeles dove Arthur si sarebbe lanciato con successo nel settore immobiliare. I Gilbert cominciarono a collezionare arti decorative a partire dagli anni Sessanta, periodo in cui vivevano a Beverly Hills, perché «amavano le cose belle». Rosalinde ricordava spesso che il lavoro nel mondo della moda aveva affinato il loro sguardo, attento ai dettagli, prefigurando la loro successiva passione per l’artigianato e il design. Prediligevano opere dalle provenienze illustri, provenienti da collezioni appartenute, o associate, a figure storiche: Napoleone Bonaparte, Caterina II di Russia, la regina Vittoria, Federico II di Prussia,  la famiglia Rothschild, Winston Churchill, o il primo ministro britannico Sir Robert Walpole e suo figlio Horace. 

Convinti che l’arte e la bellezza dovessero essere condivise con il pubblico, i Gilbert in un primo momento avevano promesso la collezione al Los Angeles County Museum of Art, di cui Arthur era trustee. Le trattative non andarono in porto perché non si riuscì a trovare un accordo sullo spazio in cui esporla in permanenza. Arthur decise allora di proporla al suo Paese natale: fu Jacob Rothschild, ex presidente dell’Heritage Lottery Fund britannico, il deus ex machina della donazione, un motore che diede impulso alla ristrutturazione della Somerset House, l'edificio neoclassico sullo Strand oggi centro polifunzionale, dove la collezione fu effettivamente esposta tra il 2000 e il 2008, in una sequenza di 17 gallerie, prima di essere trasferita al V&A in prestito a lungo termine. 

 

 

La ricerca della provenienza

Al V&A le nuove gallerie sono state progettate dallo studio londinese Citizens Design Bureau. Passate da quattro a sette sale, occupano gli ex uffici adiacenti che si affacciano sul John Madejski Garden e su Exhibition Road. Sono le uniche gallerie permanenti del V&A dedicate a una collezione privata e oltre a mostrare ai visitatori come si costruisce una collezione di livello mondiale propone spazi di riflessione sul ruolo svolto dal collezionista privato nel mercato dell'arte e nella formazione dei musei. Una sala, in particolare, la 71A, è  dedicata alle nuove ricerche sulla provenienza degli oggetti. Oltre a illustrare le ricerche che stanno dietro all’identificazione di falsi e contraffazioni, la  sala presenta anche le ricerche attuali sul saccheggio negli anni Venti di una coppia di porte del 1784 provenienti da un monastero di Kiev, i cui risultati hanno dato il via a ricerche più ampie sul patrimonio ucraino. 

Già nel 2018 il curatore della Gilbert Collection incaricato della provenienza aveva avviato un progetto di ricerca triennale per scoprire le storie nascoste degli oggetti della collezione, sfociato nella mostra  «Concealed Histories: Uncovering the Story of Nazi Looting» (dicembre 2019- gennaio 2021). Sono emerse otto storie di collezionisti ebrei e delle loro famiglie i cui beni furono confiscati, o andarono perduti, sotto il regime nazista. Il curatore della provenienza ha inoltre scoperto che un’anfora d’oro di oltre 4mila anni fa presente nella collezione era stata scavata illegalmente in Turchia ed esportata negli anni Settanta. Nel 2021 è stata restituita al Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara. Le ricerche sul saccheggio nazista degli oggetti Gilbert nel Novecento continuano, ma proseguono anche gli acquisti, come lo splendido commesso in pietre dure (1680 ca) raffigurante una volpe eseguito da Ferdinando Megliorini per la Manifattura dei Gobelins, acquisito presso la parigina Galerie Kugel nel 2025.

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

Il commesso in pietre dure raffigurante una volpe (1680 ca) eseguito da Ferdinando Megliorini per la Manifattura dei Gobelins

L’azienda ravennate Sicis ha realizzato per le rinnovate Gallerie Gilbert una riproduzione di una parte del tavolo ottocentesco con «La Flora delle Due Sicilie» realizzato da Michelangelo Barberi e un’installazione didattica e interattiva che accompagna i visitatori alla scoperta del processo di lavorazione del micromosaico

Anna Maria Farinato, 16 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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Al Victoria & Albert Museum di Londra riaperte le Gallerie Gilbert di arti decorative | Anna Maria Farinato

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