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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliCosa succede quando una poltrona barocca incontra la pittura puntinista? O quando un cavatappi acquista un volto e un'anima? La risposta si trova nel lavoro di Alessandro Mendini (1931-2019), architetto e designer che ha dialogato con la storia dell'arte per cambiare il volto degli oggetti quotidiani. A questo approccio, colto e allo stesso tempo ironico, la Estorick Collection di Londra dedica la prima mostra personale mai realizzata nel Regno Unito, inaugurando la sua stagione 2026.
L'esposizione raccoglie circa cinquanta pezzi, tra mobili, disegni e oggetti, che ripercorrono una carriera fondamentale per il postmodernismo. Nato a Milano, Mendini non è stato solo un creatore di forme, ma anche un intellettuale e un agitatore culturale. La sua voce ha trovato espressione sulle pagine di riviste come «Casabella» e «Domus», da lui dirette, e in collaborazioni con figure chiave come Ettore Sottsass.
Il percorso della mostra mette in luce le radici profonde del suo pensiero. Una su tutte, l'ispirazione tratta dal Futurismo. Mendini ne raccolse l'utopia di «ricostruire l'universo», portando l'arte fuori dai musei per fonderla con la vita. Questo legame è testimoniato da opere in tessuto dedicate a Fortunato Depero e da una serie di «maschere meccaniche» che omaggiano i protagonisti del movimento, da Marinetti a Boccioni.
Ma il suo dialogo con il passato non si è fermato lì. La celebre «Poltrona Proust» del 1978, presente in mostra, ne è forse l'esempio più noto: una forma classica stravolta da un'esplosione di colore che cita il Pointillisme. È la sintesi di un metodo che sovverte con rispetto il dogma modernista «la forma segue la funzione». Lo stesso spirito si ritrova nel divano «Kandissi» o nei vasi che richiamano le figure dei manichini di Malevich. Infine, la mostra esplora la dimensione più pop e antropomorfa del suo design. Creazioni come gli apribottiglie «Anna G.» e «Alessandro M.», commercializzati da Alessi dal 1994, sono diventati icone globali proprio per la loro capacità di trasformare un utensile in una presenza quasi umana, fedeli alla sua filosofia di «trattare gli oggetti come se fossero esseri umani; li faccio sorridere».
Alessandro Mendini, «Poltrona di Proust», Studio Alchimia, 1979. Musée des arts décoratifs, Paris.
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