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Uno degli scatti che hanno valso al loro autore Saher Alghorra il Premio Pulitzer 2026 per la fotografia di cronaca

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Uno degli scatti che hanno valso al loro autore Saher Alghorra il Premio Pulitzer 2026 per la fotografia di cronaca

Annunciati i Premi Pulitzer 2026

Per la fotografia di cronaca, il palestinese Saher Alghorra («The New York Times») è stato premiato per la toccante documentazione della crisi umanitaria a Gaza. Premiati anche Reuters, il «Los Angeles Times», il «Washington Post», l’«Associated Press», il «Chicago Tribune» e il «San Francisco Chronicle», tra gli altri

Roberto Mercuzio

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Il 5 maggio sono stati annunciati i Premi Pulitzer 2026. Il fotografo palestinese Saher Alghorra si è aggiudicato il Premio Pulitzer 2026 per la fotografia di cronaca, per la sua toccante documentazione della crisi umanitaria a Gaza. Alghorra, collaboratore del quotidiano «The New York Times», ha vinto il premio per una serie fotografica che Marjorie Miller, amministratrice dei Premi Pulitzer, ha definito «inquietante» e «delicata». Le immagini illustrano la fame e la distruzione a Gaza causate dagli attacchi israeliani a partire dall’ottobre 2023.

Tra i finalisti della categoria figurano la redazione fotografica di Reuters per il reportage sulle misure di controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti e la redazione del «Los Angeles Times» per le immagini che immortalano gli incendi urbani più letali nella storia della California.

La redazione di «The New York Times» ha ricevuto il premio per il giornalismo d’inchiesta grazie a una serie di articoli che descrivevano in dettaglio come il presidente degli Stati Uniti Trump abbia «infranto i limiti imposti in materia di conflitti di interesse». L’inchiesta ha messo in luce come il presidente degli Stati Uniti avrebbe sfruttato la propria posizione per arricchire la propria famiglia e i propri collaboratori.

Reuters ha vinto nella categoria «giornalismo nazionale» per aver documentato come il presidente degli Stati Uniti avrebbe impiegato l’influenza del governo per espandere l’autorità esecutiva e «vendicarsi dei suoi nemici». Jeff Horwitz ed Engen Tham di Reuters hanno vinto il premio per il giornalismo di settore per aver rivelato il ruolo del gigante tecnologico statunitense Meta nell’esporre i bambini e altri utenti a «truffe e manipolazioni tramite l’intelligenza artificiale».

La giuria ha assegnato una menzione speciale a Julie K. Brown del Miami Herald. Brown è stata premiata per il suo lavoro giornalistico che ha portato alla luce «gli abusi sistematici su giovani donne» da parte di Jeffrey Epstein e le strutture legali che hanno permesso le sue azioni.

Nella categoria «Servizio pubblico», «The Washington Post» ha vinto per aver denunciato la «riforma caotica» delle agenzie federali da parte dell’amministrazione e le sue conseguenze umane. Tra i finalisti di questa categoria figuravano i giornalisti del «Wall Street Journal» Khadija Safdar e Joe Palazzolo per i loro articoli d’inchiesta che hanno portato alla pubblicazione dei documenti su Epstein.

L’Associated Press ha ricevuto il premio per il giornalismo internazionale per un’indagine globale sugli strumenti di sorveglianza di massa sviluppati nella Silicon Valley, «perfezionati in Cina» e utilizzati dalla Polizia di Frontiera degli Stati Uniti «per nuovi usi segreti».

Nella categoria del giornalismo locale, il «Chicago Tribune» ha vinto per la sua copertura di una «retata militarizzata contro l’immigrazione», mentre il «Connecticut Mirror» è stato premiato per aver denunciato leggi predatorie sul traino dei veicoli. Il «Minnesota Star Tribune» ha vinto il premio per le notizie «ultima ora», grazie al suo servizio su una sparatoria avvenuta in una scuola cattolica.

Nella categoria «giornalismo esplicativo», il «San Francisco Chronicle» è stato premiato per aver denunciato il modo in cui le compagnie assicurative utilizzavano algoritmi per sottovalutare il valore delle abitazioni distrutte dagli incendi boschivi.

Mark Lamster del «Dallas Morning News» ha ricevuto il premio per la critica grazie alle sue rubriche di architettura, mentre Aaron Parsley del «Texas Monthly» ha vinto nella categoria «articoli di approfondimento» per il suo racconto sulla sopravvivenza a inondazioni storiche.

Jahi Chikwendiu di «The Washington Post» si è aggiudicato il premio per la fotografia di approfondimento grazie a un reportage fotografico su una famiglia alle prese con un cancro terminale.

La redazione di «Pablo Torre Finds Out» (un podcast e serie web del giornalista statunitense Pablo S. Torre) si è aggiudicata il premio per il reportage audio grazie alle indagini sulle manovre finanziarie dei Los Angeles Clippers (una squadra professionista di basket che gioca nella Nba, la National Basket Association), mentre il team del sito economico specializzato Bloomberg.com ha vinto il premio per il reportage illustrato sulle crescenti sfide poste dalla sorveglianza e dalle truffe digitali in India.

Masha Gessen di «The New York Times» ha vinto il premio per la saggistica grazie a una raccolta di saggi che, attingendo alla storia e all’esperienza personale, ha esplorato i temi dell’oppressione e dell’ascesa dei regimi autoritari.

«Questo è sempre un giorno di festa nelle nostre comunità, ma forse mai come oggi», ha affermato Marjorie Miller, sottolineando l’importanza del giornalismo indipendente in un contesto di crescenti ostacoli politici ed economici. Miller ha osservato che i premi continuano a sostenere il Primo Emendamento (quello che nella Costituzione americana garantisce le libertà fondamentali di religione, parola, stampa, assemblea pacifica e petizione al governo), anche se «l’accesso dei media alla Casa Bianca e al Pentagono è limitato, la libertà di parola è messa in discussione nelle strade e il presidente degli Stati Uniti ha intentato cause legali per miliardi di dollari per diffamazione e malizia contro diversi media della carta stampata e radiotelevisivi».

Istituiti nel 1917, questi premi riconoscono l’eccezionale servizio pubblico nel giornalismo americano. I vincitori ricevono 15mila dollari, mentre il premio per il servizio pubblico prevede anche una medaglia d’oro. Le decisioni sono prese dal comitato del Pulitzer, con sede alla Columbia University di New York.

Roberto Mercuzio, 07 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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