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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliSono passati 30 anni da quando Miquel Barceló (Felanitx, 1957) inaugurò la sua ultima mostra in una galleria di Barcellona. Era la storica Salvador Riera e quando il suo proprietario morì nel 1994, non si preoccupò di cercare un altro rappresentante, tanto c’erano le istituzioni a ricordarsi di lui come la Pedrera che dedicò una mostra alle sue ceramiche due anni fa. Adesso torna a Barcellona, grazie a uno dei grandi del gallerismo spagnolo Artur Ramon, per mostrare una serie spettacolare di incisioni inedite realizzate proprio nella capitale catalana, dal 2010 al 2026.
«Preferisco dipingere che fare mostre, ci sono molte opere anche pitture che non ho mai esposto» ha esordito Miquel Barceló, accompagnato dal curatore Enrique Juncosa, poeta, critico, teorico e suo grande amico dai tempi dell’adolescenza e dal gallerista che gentilmente ha chiesto «di concentrare le domande sulla mostra», ben sapendo che l’attualità obbligava a informarsi sull’esito del concorso per decorare la Facciata della Gloria della Sagrada Familia, l’unica che manca. Proprio il giorno prima della presentazione della rassegna, che resterà aperta fino al 9 ottobre, il papa Leone XIV aveva inaugurato la Torre di Gesù, così per chiudere la questione ancora prima che iniziassero le domande, ha messo subito le cose in chiaro: «Non so niente che voi non sappiate. Non sono neanche stato alla Messa del papa, c’era troppa gente». Di certo si sa che la proposta che ha presentato è un lavoro di ceramica, e che non vede l’ora di mettersi al lavoro. Anche se non li dimostra ha 69 anni e per realizzare il progetto della Sagrada Familia ce ne vorranno ben più di 10, un buon motivo per essere impazienti. L’annuncio dell’incarico era previsto per la primavera, ma la visita del Papa ed altri movimenti ai vertici ecclesiastici e del consiglio della Sagrada Familia hanno posticipato la decisione.
Comunque non sembra che gli altri candidati, Javier Marín e Cristina Iglesias, abbiano molte possibilità di superarlo. Intanto procede a gonfie vele la sua opera per la cattedrale di Notre Dame di Parigi. «Uno degli arazzi di Notre-Dame è già in fase di tessitura, e gli altri due sono a buon punto. Ora il mio compito è quello di controllare il colore, la parte più gratificante» afferma l’artista che ha un calendario fitto di impegni internazionali.
La mostra «Miquel Barceló. Gravats de Barcelona 2010-2026» da Artur Ramon a Barcellona sarà aperta fino al 9 ottobre
La mostra «Miquel Barceló. Gravats de Barcelona 2010-2026» da Artur Ramon a Barcellona sarà aperta fino al 9 ottobre
Chiusa la parentesi d’attualità, torniamo alla mostra «Miquel Barceló. Gravats de Barcelona 2010-2026», che riunisce 35 incisioni, la metà di quelle che conformano la serie, realizzate con diverse tecniche praticamente tutte inedite, salvo alcuni ritratti di scrittori, che ha esposto a Praga e a Parigi. Tra questi alcuni dei suoi autori preferiti come Gérard de Nerval, Dylan Thomas, Vladimir Nabokov e José Lezama Lima. «Le chiamiamo stampe di Barcellona non per i soggetti che sono quelli abituali: vanitas, paesaggi e tante creature marine e neanche perché l’ispirazione venga da qui, ma perché sono state stampate nel laboratorio di Joan Roma e Takeshi Motomiya, conosciuti per la lunga collaborazione con Antoni Tàpies. Una stampa realizzata a Parigi non è minimamente paragonabile a una stampa realizzata a Barcellona» spiega l’artista che non ha una casa nella città catalana, ma molti buoni amici.
«Un’incisione è una forma di dipingere, mi affascina il processo alchemico e la fisicità del processo, invece non mi piace che si possano riprodurre. Se fosse per me farei 2 o 3 riproduzioni al massimo» assicura l’artista che ha accettato di fare 12 copie di quelle grandi (intorno ai 20mila euro) e 22 copie di quelle piccole (intorno ai 6mila euro). Sui muri si alternano diverse tecniche acquatinta, acquaforte, xilografia, litografia, serigrafia, collage e vernici, a volte mischiati in una stessa opera. «Il digitale mi annoia, perché il risultato è piatto, superficiale, mentre io cerco i rilievi e le testure» continua il pittore, che in questa occasione ha incorporato anche materiali organici e minerali come semi, mica o formica, ricordando quando viveva in Mali e creava opere con l’aiuto di voracissime termiti. «Sono anni che non torno in Africa, anche se non se ne parla, in Mali stanno vivendo una situazione di violenza tremenda» dice l’artista che ha incluso anche 3 autoritratti, uno che lo ritrae con la testa mozzata e il volto sfregiato.
Oltre 35 incisioni, la metà delle opere che compongono la serie, mentre tutte, circa settanta, saranno raccolte in una pubblicazione attualmente in preparazione. La mostra presenta anche tre libri d’artista. Due sono appena stati stampati qui a Barcellona, Dins la panxa del bou (Dentro la pancia del bue), che comprende otto incisioni di felini ognuna realizzata con una tecnica diversa e Sobre la apariencia de las cosas, un dialogo tra tre stampe di Barceló e dieci poesie di Juncosa, mentre il terzo libro, Le bestiaire ou Cortège d’Orphée di Guillaume Apollinaire, con 24 litografie è stato creato l’anno scorso a Parigi.
La mostra «Miquel Barceló. Gravats de Barcelona 2010-2026» da Artur Ramon a Barcellona sarà aperta fino al 9 ottobre
La mostra «Miquel Barceló. Gravats de Barcelona 2010-2026» da Artur Ramon a Barcellona sarà aperta fino al 9 ottobre
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