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Redazione
Leggi i suoi articoliIl mercante d’arte svizzero Yves Bouvier ha intrapreso a Hong Kong un’azione legale mirata a recuperare 91 opere di grandi nomi internazionali, da Pablo Picasso e Marc Chagall a Francis Bacon a Andy Warhol, fino al franco cinese pittore astratto Chu Teh-Chun. Secondo Bouvier, queste opere erano state affidate al gallerista franco americano Pascal de Sarthe, che oggi non ne garantirebbe più la restituzione. Per sostenere la sua richiesta, Bouvier ricorre anche alla giustizia statunitense, chiedendo a 15 grandi istituti bancari (tra cui Citibank, JP Morgan, Ubs, Hsbc, Bnp Paribas Usa e Bank of America) oltre che alle case d’asta Sotheby’s e Christie’s, di fornire documenti utili a localizzare le opere o a tracciare eventuali movimenti finanziari legati alla loro gestione.
La procedura, nota come «1782», consente di raccogliere elementi probatori negli Stati Uniti nell’ambito di un procedimento avviato all’estero. Il caso rivela la complessità delle contese giudiziarie ai massimi livelli del mercato internazionale dell’arte, dove circolazione delle opere, accordi verbali e strutture finanziarie opache si intrecciano spesso in modo difficile da decifrare.
Secondo quanto riportato da Artnet, che ha reso pubbliche le informazioni il 10 dicembre, Bouvier ritiene che i dati richiesti siano fondamentali per chiarire al Tribunale di Hong Kong le responsabilità delle parti e chiarire il destino delle opere. Il mercante, un tempo soprannominato «il re dei porti franchi», sostiene di averle affidate a de Sarthe dopo essere stato «messo al bando» dalle principali case d’asta, in seguito allo scontro giudiziario (assai mediatico) con l’oligarca russo Dmitry Rybolovlev, magnate dei fertilizzanti divenuto collezionista d’arte. Quel conflitto, incentrato su 38 capolavori, si è ormai concluso.
In questa nuova vicenda, Bouvier punta a ottenere prove riguardanti le opere che avrebbe dato in custodia a Pascal de Sarthe e a Jean-Marc Peretti, altro mercante con cui aveva collaborato a lungo. Afferma che i suoi tentativi di recuperare i lavori o ottenere spiegazioni siano stati ignorati, il che lo ha spinto a depositare una denuncia a Hong Kong per violazione di contratto e appropriazione indebita. Una prima udienza si è tenuta lo scorso ottobre.
De Sarthe respinge però la ricostruzione di Bouvier, sostenendo che la proprietà delle opere spetterebbe a Peretti e definendo la richiesta dello svizzero «intrusiva». Prima di ogni divulgazione di documenti, la sua difesa ha precisato l’8 ottobre che il tribunale deve affrontare una questione preliminare e decisiva: Yves Bouvier è davvero il proprietario delle opere oggetto della disputa?
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