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Redazione
Leggi i suoi articoli«Maria» racconta la storia di Ana Maria Jeremias, una donna angolana che a nove anni è stata indotta a lasciare la sua terra natale per il Portogallo. Seguendo la falsa promessa di un’istruzione che non ha mai ricevuto, ha invece passato il resto della sua vita a pulire le case dei suoi datori di lavoro. Questo progetto, espresso in forma diaristica, recupera ricordi e l’identità di una donna vittima di razzismo, la cui vita è stata plasmata dalle disuguaglianze della società portoghese, profondamente segnata dal suo passato coloniale. Offrendo una prospettiva critica sui privilegi della classe media, Maria tenta di restituire alle donne il riconoscimento che è sempre stato loro negato, nonché il diritto alla memoria e alla cittadinanza.
Maria Abranches (1991, Portogallo) è una fotografa documentarista, il cui lavoro mette in luce questioni critiche e amplifica le voci emarginate.
© Marina Abranches
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Alla presenza dei media, dell’ambasciatore francese nel Regno Unito e del direttore del British Museum, il camion su cui ha viaggiato il fragilissimo ricamo è stato scortato nei pressi del museo alle 2.50 del mattino (ora locale)
Già presidente e direttrice della Sharjah Art Foundation, è ora presidente dell’Autorità dei Musei di Sharjah, cui fanno capo oltre venti istituzioni dedicate all’arte, al patrimonio culturale, all’archeologia, alla scienza e alla civiltà islamica
«Più che crescere continuamente, sarà importante capire come crescere bene»
«Oggi il valore di una galleria non dipende soltanto dal numero delle sue sedi, ma dalla qualità dell'esperienza che riesce a costruire attorno all’arte»



