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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliVittorio Sgarbi è stato assolto dall’accusa di riciclaggio in relazione al caso del quadro di Rutilio Manetti, «La cattura di San Pietro», perché il fatto non costituisce reato. Lo ha stabilito il Tribunale di Reggio Emilia che, dopo un rito abbreviato, ha deciso di non dar seguito alla richiesta della Procura, guidata dal pm Gaetano Calogero Paci, di una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. I magistrati attendono ora le motivazioni per valutare le possibilità di un’impugnazione.
Il fascicolo era stato aperto inizialmente a Macerata (Sgarbi ha il domicilio a San Severino Marche, Mc, comune di cui è stato sindaco), per poi essere trasferito a Reggio Emilia. Al centro della vicenda il quadro attribuito a Manetti, che secondo l’accusa sarebbe stato rubato nel febbraio 2013 dal castello di Buriasco, in provincia di Torino, per poi riapparire nel 2021 come inedito dell’artista e di proprietà dello stesso Sgarbi. L’opera era stata esposta a Lucca nella mostra «I pittori della luce», curata dal critico d’arte.
Determinanti per l’avvio delle indagini erano state anche le dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che aveva riferito agli investigatori, e alle telecamere di «Report» e de «Il Fatto Quotidiano», di aver aggiunto una fiammella al dipinto su incarico dello stesso Sgarbi. Nel corso del procedimento, l’imputazione si era progressivamente ridotta: i reati di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio di beni culturali erano stati archiviati, lasciando in piedi solo l’accusa di riciclaggio, ora caduta con l’assoluzione.
«Sgarbi, hanno detto i suoi difensori, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall’imputazione residua, dopo l’archiviazione per due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari. Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente».
«Io mi sono dimesso, ha detto Vittorio Sgarbi intervistato da Fabrizio Caccia sul “Corriere della Sera”, a causa di una lettera anonima da parte di qualcuno […] che ora è indagato dalla Procura della Repubblica per varie ipotesi di reato, e per via di questa vicenda del Manetti che mi ha visto assolto. Non potevo difendermi da sottosegretario, anche perché i miei legali mi hanno consigliato di non partecipare al gioco al massacro dei media. È chiaro che nello svolgere un incarico istituzionale non avrei potuto sottrarmi alle domande. Ma adesso non chiedo in cambio nulla a nessuno. Men che meno risarcimenti morali».
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