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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliDopo una residenza artistica in Islanda, Chiara Gambirasio presenta a Milano Chasing Rainbows, personale allestita negli spazi di BUILDING TERZO PIANO dal 10 settembre al 10 ottobre e curata da Giulia Bortoluzzi. La mostra raccoglie una serie di dipinti, disegni e sculture inediti sviluppati a partire da un'esperienza di osservazione del paesaggio che si è progressivamente trasformata in una riflessione sulla percezione, sul tempo e sul colore.
Il progetto prende avvio da una ricerca apparentemente semplice: inseguire gli arcobaleni e i fenomeni atmosferici che caratterizzano il paesaggio islandese. Durante il periodo di residenza presso Herúsið, tra febbraio e aprile 2026, quella che inizialmente era una pratica di osservazione della natura si è progressivamente spostata verso una dimensione più introspettiva. L'attesa dell'evento atmosferico lascia spazio all'ascolto, mentre il paesaggio diventa il luogo in cui interrogare la propria esperienza del tempo e della luce.
Questo passaggio rappresenta il nucleo della mostra. Il bianco continuo della neve, la rarefazione del paesaggio e l'instabilità delle condizioni atmosferiche modificano il rapporto dell'artista con il colore, che smette di essere soltanto un fenomeno ottico per diventare una presenza energetica. La luce non descrive gli oggetti, ma costruisce uno spazio mentale nel quale si intrecciano percezione, memoria ed emozione. Tra i lavori esposti, la nuova serie Meteopathetic Paintings segna un'evoluzione significativa della ricerca di Gambirasio. Le tonalità si fanno più intense rispetto ai lavori precedenti, introducendo cromie profonde che convivono con campiture più leggere. Sullo sfondo della neve emergono colori densi, quasi vulcanici, che restituiscono la tensione tra la quiete del paesaggio e una forza interna in continua trasformazione.
L'allestimento accompagna il visitatore lungo un percorso costruito su due polarità complementari. Da una parte uno spazio aperto, attraversato da una luce diffusa che richiama la leggerezza e la fugacità dell'arcobaleno; dall'altra un ambiente più raccolto, dove il colore si concentra e la luminosità lascia emergere una dimensione più intima. La mostra assume così la forma di un paesaggio percettivo, nel quale le opere dialogano tra loro attraverso vibrazioni cromatiche e relazioni spaziali.
Alla base della pratica di Gambirasio vi è quella che l'artista definisce "Kenoscromìa", un termine con cui identifica la vibrazione del colore all'interno del vuoto. La sua ricerca non si concentra sul colore come elemento descrittivo, ma sul modo in cui esso nasce dall'incontro tra materia, luce, tempo e osservatore. L'opera diventa quindi il luogo in cui questi fattori si modificano reciprocamente, dando origine a un'esperienza percettiva sempre diversa. Negli ultimi anni Gambirasio ha sviluppato questa indagine attraverso numerosi interventi nello spazio pubblico e in istituzioni come il Museo Novecento di Firenze e la GAMeC di Bergamo. Chasing Rainbows rappresenta un ulteriore passaggio di questo percorso, mettendo al centro la relazione tra paesaggio naturale e paesaggio interiore.
Sophie Seydoux
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