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Alwar Balasubramaniam (Bala), Sumakshi Singh, Ranjani Shettar, Asim Waqif e Skarma Sonam Tashi tratteranno il tema dell’identità nazionale in un mondo sempre più globalizzato
- Cecilia Paccagnella
- 04 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Da sinistra: Alwar Balasubramaniam (Bala), Asim Waqif, Skarma Sonam Tashi, Ranjani Shettar e Amin Jaffer
© Joe Habben
Cinque artisti per il ritorno del Padiglione indiano alla Biennale Arte 2026
Alwar Balasubramaniam (Bala), Sumakshi Singh, Ranjani Shettar, Asim Waqif e Skarma Sonam Tashi tratteranno il tema dell’identità nazionale in un mondo sempre più globalizzato
- Cecilia Paccagnella
- 04 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliSono passati sette anni da quando negli spazi dell’Arsenale, a Venezia, gli artisti Atul Dodiya, Ashim Purkayastha, GR Iranna, Jitish Kallat, Nandalal Bose, Rummana Hussain, Shakuntala Kulkarni hanno portato alla 58ma Biennale di Venezia un omaggio a Gandhi, le cui idee continuano a ispirare, provocare e sfidare.
La sede rimane invariata, ma quest’anno (dal 9 maggio al 22 novembre) gli artisti del Padiglione indiano alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte saranno cinque: Alwar Balasubramaniam (Bala), Sumakshi Singh, Ranjani Shettar, Asim Waqif e Skarma Sonam Tashi. Con la curatela di Amin Jaffer, il loro intervento, dal titolo «Geographies of Distance: Remembering Home» («Geografie della distanza: ricordando la patria»), tratterà un tema universale: la mancanza di casa. L’identità nazionale è infatti una parte di ognuno di noi incancellabile, nemmeno a chilometri di distanza dal proprio luogo d’origine, e viene qui trasformata in memoria, in qualcosa che non è soggetto ai cambiamenti che ci circondano. Un sentimento, un’emozione che rimangono inalterati.
«Tutti e cinque gli artisti attingono alle tradizioni della cultura materiale, che abbracciano millenni, per evocare un legame emotivo con l’idea di casa», recita la presentazione del progetto. Mentre il curatore afferma che «nonostante le diverse origini geografiche, esperienze e pratiche, tutti sono accomunati dall’uso di materiali organici tradizionali dell’India».
Combinando movimento, musica e arte visiva, il Padiglione, sostenuto dal Ministero della Cultura del Paese, dal Nita Mukesh Amabani Cultural Centre e dalla Serendipity Arts Foundation, presenterà anche un programma di performance e talk.
Come riportato dal magazine «ArtAsiaPacific», il ministro della Cultura indiano, Gajendra Singh Shekhawat, ha così commentato l’evento: «Attraverso questo padiglione, l’India afferma la forza della nostra diversità culturale, la vitalità delle nostre comunità creative e il ruolo dell’arte e della cultura nel contribuire a come la nostra nazione viene vista e compresa sulla scena globale». Si tratta infatti della seconda presenza del Paese nella storia della Biennale (la prima volta fu nel 2011), nonostante nella scorsa edizione curata da Adriano Pedrosa furono invitati dodici artisti indiani.