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DanilaTkachenko.

Credits Ekaterina Mamontova.

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DanilaTkachenko.

Credits Ekaterina Mamontova.

Danila Tkachenko e l'immagine come «atto di resistenza contro l'oblio e scommessa sulla possibilità di un nuovo inizio»

Fotografo russo nato a Mosca nel 1989, Tkachenko trasforma architetture abbandonate, basi militari e vite ai margini in immagini sospese tra estetica e impegno civile. La sua ricerca unisce precisione concettuale, sensibilità storica e responsabilità etica, interrogando il passato sovietico e le sfide contemporanee

Nicoletta Biglietti

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Nato a Mosca nel 1989 e formato alla Rodchenko School of Photography and Multimedia, Danila Tkachenko appartiene a una generazione segnata dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Un vissuto che – rovine ideologiche e trasformazioni economiche – è il filtro con cui trasforma architetture abbandonate, basi militari segrete e territori dimenticati in «metafore di un’epoca in frattura». Ma questo contesto non è «solo» lo sfondo della sua ricerca. È il motore. Il trasferimento a Parigi, avvenuto nel maggio 2022 – a seguito del fallito tentativo di protesta durante la parata del Giorno della Vittoria a Mosca – segna un punto di svolta: da un’indagine sul passato sovietico, a una riflessione sulla responsabilità contemporanea dell’artista. 

Lontano dalla familiarità della capitale russa e osservando il conflitto in Ucraina, Tkachenko amplia il proprio sguardo: la fotografia diventa ponte tra estetica e impegno. Non più solo indagine sul passato sovietico, ma osservazione attenta della contemporaneità. Tkachenko non si limita a documentare la realtà. La ricostruisce. La reinventa. Come un «compositore» che orchestra suoni e silenzi, isola soggetti, elimina contesti, e dà vita a immagini fuori dal tempo. «Non considero la mia pratica come documentazione o simulazione della realtà, riferisce. La fotografia per me è uno strumento per costruire un mondo che non esiste, ma che “potrebbe” esistere».

Nei suoi lavori, ciò che il mondo tende a dimenticare prende infatti forma. Gli eremiti russi e ucraini ritratti in «Escape» vivono in isolamento volontario, immersi in paesaggi innevati e spazi rarefatti. Nei loro volti e gesti emerge la tensione tra fragilità e resistenza, tra solitudine e definizione di sé. Le città segrete, le basi militari e le installazioni tecnologiche abbandonate diventano, nella serie «Restricted Areas», monumenti silenziosi del progresso fallito. Le architetture, progettate per incarnare ideali collettivi, si trasformano in reperti archeologici, custodi di un’utopia che si è dissolta. La svolta verso l’impegno diretto si manifesta però in «Activist», ove l’artista traduce la sua fotografia in video e performance: l’opera non è più solo contemplazione estetica, ma azione visiva. Testimonianza concreta e strumento di denuncia e riflessione sul presente. 

La capacità di Tkachenko di coniugare estetica e responsabilità civile raggiunge il suo culmine nel progetto itinerante «Inversion» – che documenta tra il 2023 e il 2024 le conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina, attraverso ritratti di rifugiati e immagini di distruzione. Qui ogni scatto è memoria, testimonianza e interrogativo etico, costruito con la stessa precisione concettuale e la stessa attenzione al dettaglio che caratterizzano l’intera sua produzione.

Danila Tkachenko, «Escape». ©Danila Tkachenko. Courtesy l'artista.

Sempre filtrato dalla sua peculiare sensibilità, il lavoro di Tkachenko dialoga costantemente anche con la storia dell’arte e con la pratica dei grandi fotografi. La precisione metodica di Bernd e Hilla Becher si riflette nella sua attenzione alla struttura e alla geometria degli spazi abbandonati: ogni edificio, ogni impianto tecnologico diventa soggetto di un’analisi rigorosa, quasi scientifica, che ne restituisce l’ordine e la regolarità originaria, pur immersi in contesti di decadenza. Allo stesso tempo, la forza narrativa dei soggetti – eremiti, rifugiati, individui ai margini – introduce tensione emotiva e profondità umana.

L’utopismo architettonico di Boullée e dei visionari sovietici emerge come eco di ideali infranti: le costruzioni monumentali, concepite per incarnare perfezione e sogni collettivi, oggi appaiono come reliquie di aspirazioni svanite. Tkachenko le osserva con lo stesso sguardo critico e poetico, restituendone il senso di grandezza perduta e di fallimento storico. Assente però è la nostalgia, perché ciò che rimane diventa strumento per interrogare responsabilità e futuro.

La centralità è infatti del soggetto, animato o meno, che diventa un filo conduttore nella sua pratica. Tanto nei ritratti quanto nelle rappresentazioni architettoniche, essi non sono meri testimoni visivi: rivelano fragilità e resilienza, resistenze silenziose, sfumature di vita che altrimenti rimarrebbero invisibili. In questo senso, il suo approccio ricorda per certi versi quello di Diane Arbus, e quella sua scelta di «vedere davvero». Anche in Tkachenko, infatti, la fotografia non è solo rappresentazione, ma incontro etico e responsabilità verso l’osservato. Ogni ritratto, architettura o paesaggio diventa così un dispositivo di riflessione. Uno spazio sospeso in cui il passato dialoga con il presente, e ciò che resta delle utopie, dei sogni e degli errori diventa lente per leggere responsabilità, fragilità e possibilità future.

Parallelamente alla coerenza concettuale della sua ricerca, Tkachenko ha conquistato riconoscimento internazionale, trasformando la precisione delle sue immagini in segno di influenza e autorevolezza. Le opere, apprezzate per il loro impatto concettuale e la pulizia estetica, hanno raggiunto quotazioni significative: il trittico di «Restricted Areas» è stato venduto per circa 98.000 dollari presso la casa d'aste Phillips a Londra, il 2 novembre 2017. Anche premi prestigiosi come il World Press Photo, il European Publishers Award for Photography e il Gabriele Basilico Prize, insieme alla selezione per Foam Talent, attestano il valore critico della sua produzione. Le mostre itineranti – tra cui «Inversion» a Berlino, Parigi, Praga, Roma e Milano – e la partecipazione a eventi collaterali della Biennale di Venezia hanno consolidato una presenza internazionale che va oltre il mercato, diventando punto di riferimento per la fotografia contemporanea.

Perché Tkachenko interroga memoria, storia e responsabilità attraverso ogni scatto. Non propone soluzioni facili né indulgenza nostalgica. Ma trasforma rovine, luoghi abbandonati e marginalità in strumenti di riflessione e di consapevolezza, in cui ogni immagine è, come lui stesso ricorda, «un atto di resistenza contro l'oblio e una scommessa sulla possibilità di un nuovo inizio».

Danila Tkachenko, parte del trittico «Restricted Areas», 2013-2015, venduta per circa 98.000 dollari nel 2017 da Phillips London. ©Danila Tkachenko. Courtesy l'artista.

Nicoletta Biglietti, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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Danila Tkachenko e l'immagine come «atto di resistenza contro l'oblio e scommessa sulla possibilità di un nuovo inizio» | Nicoletta Biglietti

Danila Tkachenko e l'immagine come «atto di resistenza contro l'oblio e scommessa sulla possibilità di un nuovo inizio» | Nicoletta Biglietti