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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliL’ANGAMC cambia guida in uno dei momenti più delicati e strategici degli ultimi anni per il sistema italiano delle gallerie. Durante l’assemblea ordinaria tenutasi oggi, 25 maggio, alla Triennale di Milano, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea ha eletto Pietro Vallone nuovo presidente per il quadriennio 2026-2030. Partner e direttore finanziario di MASSIMODECARLO, Vallone succede ad Andrea Sirio Ortolani alla guida di un comparto che negli ultimi anni ha progressivamente aumentato il proprio peso negoziale nei confronti delle istituzioni, tornando a occupare una posizione più centrale nel dibattito economico e culturale nazionale.
La nomina arriva in una fase di forte trasformazione del mercato internazionale dell’arte, segnata da concentrazione economica, crescita delle mega-gallerie globali, ridefinizione del sistema fieristico e crescente competizione fiscale tra paesi europei. In questo contesto ANGAMC è diventata sempre più un organismo di rappresentanza strategica, non soltanto sindacale, chiamato a intervenire su questioni decisive per la competitività delle gallerie italiane: IVA, esportazione delle opere, circolazione dei beni culturali, fiscalità del collezionismo, rapporti con fiere e istituzioni.
Non è casuale che Vallone provenga da una delle strutture più internazionalizzate del sistema italiano. MASSIMODECARLO rappresenta infatti uno dei pochi casi di galleria italiana capace di operare stabilmente su scala globale, tra Milano, Londra, Parigi, Hong Kong e Seoul. La scelta di un profilo manageriale e finanziario segnala anche una presa d’atto del cambiamento in corso nel settore: oggi le gallerie sono chiamate a confrontarsi con modelli organizzativi sempre più complessi, mercati internazionali ad alta competitività e strutture economiche molto più articolate rispetto al passato.
Nel suo primo intervento da presidente, Vallone ha insistito proprio sulla necessità di consolidare il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, sottolineando il ruolo avuto dal Gruppo Apollo e dagli interlocutori istituzionali nel raggiungimento di risultati importanti sul piano fiscale e normativo. Negli ultimi anni il sistema italiano delle gallerie ha progressivamente cercato di uscire da una posizione marginale rispetto ai grandi mercati internazionali, provando a rivendicare una doppia funzione: economica e culturale. Da una parte le gallerie restano infrastrutture commerciali indispensabili per sostenere artisti, produzioni, fiere e collezionismo; dall’altra operano sempre più come soggetti culturali attivi, spesso sostituendosi alle carenze del sistema pubblico attraverso mostre, pubblicazioni, archivi e ricerca curatoriale.
Anche la composizione del nuovo consiglio direttivo riflette questa pluralità di modelli e territori. Accanto a Vallone, i vicepresidenti saranno Giovanni Bonelli della Galleria Giovanni Bonelli e Claudia Ciaccio di ZERO..., mentre tra i consiglieri figurano Antonio Addamiano di Dep Art Gallery, Federica Barletta di Ncontemporary, Filippo Di Carlo della Galleria dello Scudo e Marco Niccoli della Galleria d’Arte Niccoli. La rete dei delegati territoriali restituisce invece una mappa articolata del contemporaneo italiano: Alessandro Luppi per Emilia-Romagna e Marche, Sara Zanin per Lazio e Centro Italia, Giuseppe Lezzi per la Lombardia, Claudia Zunino per Piemonte e Liguria, Tiziana Di Caro per Campania e Sud Italia, Simone Frittelli per la Toscana e Giordano Raffaelli per il Triveneto.
Il nuovo assetto arriva mentre il mercato italiano attraversa una fase paradossale. Da una parte cresce la visibilità internazionale di alcune gallerie italiane, aumenta la presenza nelle grandi fiere e si rafforza il dialogo con il collezionismo globale; dall’altra persistono fragilità strutturali storiche: pressione fiscale, difficoltà logistiche, frammentazione del mercato interno, debolezza del collezionismo istituzionale e ridotta presenza di capitali privati rispetto ad altri paesi europei e agli Stati Uniti.
Per questo la nuova presidenza ANGAMC sarà osservata con attenzione anche fuori dall’Italia. Il nodo non riguarda soltanto la tutela di categoria, ma la capacità del sistema galleria italiano di ridefinire il proprio posizionamento internazionale in un mercato sempre più polarizzato tra grandi conglomerati globali e realtà indipendenti altamente specializzate. In gioco non c’è soltanto la competitività economica delle gallerie, ma la possibilità che l’Italia torni a esercitare un ruolo più forte nella costruzione del dibattito culturale contemporaneo internazionale.
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