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Daria Berro
Leggi i suoi articoliA Montolieu, in Occitania, riaprirà il prossimo 20 giugno dopo quattro anni di lavori La coopérative-Musée Cérès Franco, istituzione che custodisce le opere collezionate dalla critica d’arte, curatrice di mostre e gallerista (1926-2021) da cui prende il nome. Nata a Bagé, nel sud del Brasile, e residente a Parigi dai primi anni ’50, Franco ha costituito una collezione d’arte contemporanea ai margini delle grandi correnti artistiche, eclettica e aperta: qui l’avanguardia brasiliana incontra la Nouvelle figuration francese, gli artisti del movimento olandese CoBrA e i pittori autodidatti provenienti da Cile, Argentina, Turchia, Marocco, Uruguay, Tunisia, Cuba, Messico, Haiti, Polonia, Romania e Siria. Una mescolanza che riflette il gusto indipendente di Franco, paladina di un’arte senza confini, accessibile a tutti. L’apertura darà il via a un ciclo di mostre temporanee e a una programmazione culturale fedele allo spirito di condivisione che animava Cérès Franco.
Da poco insignito del titolo di «Musée de France», un riconoscimento che premia il lavoro svolto dal museo sin dalla sua creazione e la qualità di un progetto culturale e architettonico eccezionale in un territorio rurale, La coopérative-Musée Cérès Franco ha sede in un’ex cantina cooperativa costruita nel 1939 da Marcel Hérans, una struttura in cemento armato e materiali locali selezionati che coniuga eleganza Art Déco e funzionalità. Trasformato in galleria all’inizio degli anni 2000. l’edificio immerso nel verde offre ampi spazi adatti all’accoglienza del pubblico e alla valorizzazione della collezione. L’intervento firmato dallo studio Passelac & Roques è stato rispettoso dell’architettura occitana e del passato industriale della costruzione. La facciata storica e i volumi originali sono stati conservati, mentre gli interni sono stati completamente ripensati per soddisfare le esigenze di conservazione, accessibilità e mediazione. «La cooperative» dispone ora di spazi espositivi ampliati (650 mq), accessibili a tutti i tipi di pubblico; 200 mq di depositi conformi agli standard museali; sale dedicate all’accoglienza di scolaresche e gruppi; un centro di documentazione e archiviazione aperto al pubblico e ai ricercatori; nuovi uffici e locali amministrativi. Il museo è gestito con lo status di Groupement d’Intérêt Public (Gip), comprendente la Regione Occitania, il Dipartimento dell’Aude, Carcassonne Agglo, il Comune di Montolieu e l’Association de Valorisation de la Collection Cérès Franco (Avccf). I lavori, per un importo di 4,6 milioni di euro, sono stati finanziati dai membri del Gip e dallo Stato francese, con il contributo di fondi europei.
In vista della riapertura, il personale scientifico ha avviato un lavoro di documentazione della provenienza di ogni opera. Il progetto di conservazione della collezione è iniziato con l’inventario delle 1.750 opere donate, che ha permesso di redigere una scheda dettagliata di ogni pezzo, documentandone lo stato generale, le esigenze di restauro e definendo le priorità di intervento. Il lavoro, durato sei mesi, ha costituito la base di un piano di restauro e di una valutazione dello stato di conservazione di ampio respiro ancora in corso. Da fine gennaio le opere, temporaneamente ospitate a Carcassonne, sono state messe in anossia per sei settimane. La tecnica, che priva le opere di ossigeno in una bolla ermetica, serve a eliminare gli insetti nocivi che colpiscono metà della collezione. L’intero corpus inoltre è in corso di digitalizzazione e sarà accessibile online.
Alla sua riapertura il museo proporrà una mostra in omaggio a Cérès Franco e al centenario della sua nascita, «Les aventuriers de l’œil-de-bœuf», che fino al 3 gennaio 2027 riunirà circa 200 opere e 100 artisti. Prima di un ciclo di mostre temporanee distribuite nel prossimo triennio, sarà affiancata da una rassegna dedicata alle poesie di Chaïbia, Corneille e Cérès Franco e da un programma di conferenze, laboratori e visite.
Roland Cabot, «Portrait de Cérès Franco», 1972, collezione La coopérative-Musée Cérès Franco. Foto © Alain Machélidon
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