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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliIl Duomo di Milano è tornato a mostrarsi nella sua integrità, completamente libero da ponteggi. Dopo diciotto anni di restauri, l’ultima «gabbia» che avvolgeva la vetta della cattedrale è stata smantellata, permettendo così ai milanesi e ai turisti una visione integrale della Madonnina, della guglia maggiore e persino del tiburio (è la prima volta dal 2017). L’intervento, che ha impegnato la Veneranda Fabbrica del Duomo in un lungo lavoro durato quasi un ventennio, è costato venti milioni di euro.
A partire dal 2008, la sommità del Duomo era rimasta progressivamente nascosta dietro a impalcature, iniziando con il restauro della guglia maggiore e proseguendo con il tiburio e la sua cupola. Se la parte superiore, fino ai 108 metri della Madonnina, era già stata liberata, il tiburio è rimasto ingabbiato fino a oggi. Le maestranze hanno operato sia all’esterno sia all’interno, a un’altezza tra i 60 e gli 80 metri.
Il progetto ha avuto due obiettivi principali: il consolidamento statico e la cura dei marmi. La struttura, con un peso complessivo di 3.600 tonnellate tra cupola, tiburio, gugliotti e guglia maggiore, ha richiesto un’attenzione meticolosa. I marmi di Candoglia, offuscati dal tempo e dall’inquinamento, sono stati riportati al loro aspetto originario attraverso un processo di pulizia meticoloso. All’interno, 60 statue mai toccate in precedenza, annerite dal fumo delle candele, sono state restaurate con tecniche di rimozione a secco e lavaggio con impacchi di carbonato d’ammonio.
Un aspetto ingegneristico innovativo è stato il ponteggio interno, una struttura cruciforme sospesa nel vuoto a forma di croce, ancorata alle impalcature esterne attraverso le finestre. Questa soluzione ha permesso di mantenere perfettamente agibile l’edificio, per non ostacolare le funzioni religiose e i 3,5 milioni di visitatori annuali. La rimozione di questa complessa struttura, composta da otto chilometri di tubi d’acciaio, richiederà altri sei mesi e si concluderà in autunno.
Il tiburio era già stato oggetto di restauro negli anni Sessanta a causa di cedimenti strutturali. L’intervento attuale rientra in una logica di manutenzione programmata, fondamentale per prevenire problemi futuri.
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