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Frieze New York 2026: la fiera parte bene con le vendite milionarie di White Cube e Thaddaeus Ropac

Al via la quindicesima edizione della manifestazione: vendite record per El Anatsui e Baselitz in una settimana carica di appuntamenti internazionali

Ludovica Zecchini

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Allo Shed di Manhattan, dove Frieze New York resta aperta fino al 17 maggio, la fiera ha debuttato il 13 maggio con un flusso di collezionisti già pienamente operativo nelle ore di preview VIP. I corridoi attraversati senza sosta da collezionisti, advisor e istituzioni internazionali, mentre le gallerie lavoravano su vendite e opzioni prima ancora dell’apertura ufficiale. Sotto la direzione di Christine Messineo, la quindicesima edizione dell'evento riunisce circa 65 gallerie da 25 paesi, con una significativa presenza sudamericana all’11%, e si inserisce in una settimana sovraccarica di appuntamenti – da TEFAF a Independent, fino a NADA ed Esther – che contribuiscono a sostenere un mercato già in tensione positiva. 

White Cube ha impresso subito il suo ritmo con la vendita di due sculture di El Anatsui, «LuwVor» e «MivEvi III» (2025), passate di mano rispettivamente per 2,2 e 1,9 milioni di dollari. A queste si aggiungono «SET VII» (2024) di Antony Gormley per 608,5 mila dollari e «Deep Space #4» (2025) di Howardena Pindell per 275 mila dollari, insieme a lavori di Julie Curtiss, Sara Flores, Louise Giovanelli e Marguerite Humeau. Da Thaddaeus Ropac il mercato resta altrettanto attivo: Georg Baselitz («Stunde der Nachtigall», 2012) a 1,4 milioni di euro, Robert Rauschenberg («Bog Song (Salvage)», 1984) a 825 mila dollari e Alex Katz («Black Roses 3», 2025) a 600 mila dollari, oltre a due opere di Martha Jungwirth (320 mila euro e 87,8 mila dollari) e «Buds & Blossoms» (2025) di Joan Snyder per 150 mila dollari.

Gagosian ha distribuito le vendite su un ampio fronte di nomi, da Derrick Adams e Richard Diebenkorn a Helen Frankenthaler, Cy Gavin, Rick Lowe, Tyler Mitchell, Sabine Moritz, Gerhard Richter, Adriana Varejão, Stanley Whitney e Francesca Woodman, mentre non è ancora chiusa la trattativa per una grande opera di Sarah Sze. Pace Gallery ha concentrato invece la proposta su Maya Lin e Leo Villareal, con lavori proposti tra i 100 mila e i 200 mila dollari.

Georg Baselitz, Piet M. (2018). Courtesy Thaddaeus Ropac gallery

Hauser & Wirth ha costruito uno stand incentrato su artiste donne, dove Lorna Simpson e Louise Bourgeois dialogano con nuove fotografie di Cindy Sherman (175 mila-195 mila dollari), nate da una recente commissione per The Face e dalla sua inesausta ricerca sulle identità costruite. Victoria Miro sceglie invece una struttura per coppie e rimandi: i lavori di Ali Banisadr, María Berrío, Saskia Colwell, Paula Rego ed Emil Sands si rispecchiano tra loro fino all’accostamento tra Alice Neel e Chantal Joffe, che diventa uno dei passaggi più narrativi dello stand.

Tra gli allestimenti più osservati della giornata c’è G Gallery (Seoul), con le sculture cinetiche di Rachel Youn (6.5 e 8 mila dollari), alcune delle quali opzionate dai collezionisti Rob ed Eric Thomas-Suwall, che parlano di una “scoperta”. Andrew Edlin Gallery riunisce invece quattro artisti legati a immaginari extraterrestri e dimensioni alternative, mentre Gordon Robichaux presenta Deondre Davis, che trasforma oggetti trovati con interventi materici e ciglia finte, come in «Untitled (Brick Dust) #2», dove una griglia industriale viene alterata dalla polvere di mattoni.

Nel progetto condiviso tra Chapter NY e Carlos/Ishikawa compare Evelyn Taocheng Wang, con opere che riflettono sul valore dell’arte stessa e giocano con riferimenti ad Agnes Martin e Georgia O’Keeffe, accompagnate dalla nota ironica “Don’t take it seriously!”. Ispirate a O’Keeffe anche i paesaggi del New Mexico realizzati da Haley Barker, le cui opere, proposte tra i 24 mila e i 175 mila dollari da Night Gallery risultavano sold out già da mezzogiorno. Un buon inizio per Frieze e per tutta l'Art Week newyorkese.

Ludovica Zecchini, 14 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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