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Il nuovo allestimento della «Presentazione di Gesù al Tempio» di Giovanni Bellini nella Fondazione Querini Stampalia di Venezia

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Il nuovo allestimento della «Presentazione di Gesù al Tempio» di Giovanni Bellini nella Fondazione Querini Stampalia di Venezia

Giovanni Bellini è tornato nel guscio

Rientrata dopo quattro mesi da Forlì per una mostra, la «Presentazione di Gesù al Tempio» è ora riesposta nella  Fondazione Querini Stampalia di Venezia in un’architettura effimera firmata dall’architetta spagnola Izaskun Chinchilla

È tornato. Dopo quattro mesi di trasferta presso il Museo Civico di San Domenico di Forlì per la mostra «Il ritratto dell’artista», il capolavoro di Giovanni Bellini «La Presentazione di Gesù al Tempio» (1475 ca) è rientrato alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia che lo accoglie dedicandogli un particolare tributo. Una nuova collocazione, nel Salotto Verde e un nuovo temporaneo allestimento: un’architettura effimera (come quelle inscenate nella Venezia del passato per le occasioni solenni) che lo avvolge e protegge. Un guscio (su disegno dell’architetta madrilena Izaskun Chinchilla), una sorta di cocoon in legno di betulla e feltro ricavato dal riciclo delle fibre di plastica che nelle forme rimanda quasi a una struttura ludica e rassicurante, atta a proteggere il bambino in fasce.

L’impatto, per chi ricordasse la precedente collocazione, su di un minimale cavalletto, è notevole e suona quasi spiazzante e provocatorio. Ma l’intento di Cristiana Collu, da settembre scorso alla guida della Fondazione veneziana è chiaro: riportare l’attenzione sul capolavoro, invitare la cittadinanza a riappropriarsene facendogli visita (con un’entrata libera la sera del 10 luglio), riflettere sul rapporto con l’opera considerando che «il linguaggio espositivo cambia in base ai tempi. C’è sicuramente una sperimentazione, ci rivela Collu, ma c’è anche la volontà di celebrare un ritorno. È un valore eccezionale che le opere viaggino per andare incontro al pubblico (e il Bellini, per ragioni conservative può farlo solo ogni 3 anni Ndr). Anche se si espongono a dei pericoli è importante che i capolavori vengano visti ma volevamo evitare che il Bellini rientrasse come se niente fosse. La festa non è festa se non inviti la comunità. La costruzione di questo guscio, che si può chiudere attraverso un tendaggio, rappresenta inoltre la costruzione dell’intimità con l’opera, di un dialogo diverso rispetto a quello che si ha passeggiando normalmente nelle sale. Ci sono una trama olfattiva, la trama sonora e una nuova costruzione della luce, una cura per la scelta dei materiali e un omaggio appunto all’architettura effimera veneziana»

Se l’operazione in sé, come ci puntualizza ancora la direttrice, non è da intendersi come un’indicazione per una rilettura dell’allestimento di questo piano del museo (la stessa «Presentazione al Tempio», finita la temporanea esperienza, potrebbe trovare altra collocazione), certamente rimarca il segno incisivo di un nuovo corso della Fondazione che sta via via prendendo forma. Con una strategia di comunicazione dalla grafica nuova e con slogan bilingui in veneziano e inglese, una proposta espositiva che occupa l’intero terzo piano (la monografica dedicata a John Baldessari è in calendario fino al 23 novembre), nuove sedute in Campo Santa Maria Formosa accompagnate dai leoni e dalle leonesse di Davide Rivalta. Monumentali sculture in bronzo già molto amate che come fiere mansuete accolgono visitatori e passanti. 

Veronica Rodenigo, 11 luglio 2025 | © Riproduzione riservata

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Giovanni Bellini è tornato nel guscio | Veronica Rodenigo

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