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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliDopo l’acquisizione da parte del Ministero della Cultura dall’1 luglio al 31 dicembre 2026 i visitatori del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Etru) avranno l’occasione unica di ammirare, dopo oltre un secolo di attesa, gli affreschi della Tomba François di Vulci, presentata nei suoi molteplici aspetti nella mostra «Il ritorno degli eroi». British Museum, Louvre, Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles e Musée Cantonal d’Archéologie et d’Histoire di Losanna hanno concesso i loro reperti all’Etru, insieme ai Musei Vaticani e all’Istituto Archeologico Germanico di Roma.
Già nel 1921 lo Stato italiano manifestò l’intenzione di acquisire le pitture, staccate dalla loro sede nel 1863, ma la trattativa non andò a buon fine. Anche il Museo Gregoriano Etrusco del Vaticano avrebbe voluto che le opere, di proprietà dei Torlonia e di altre famiglie nobili romane (Sforza Cesarini e Gaetani), entrassero a far parte della sua già preziosa collezione. Proprio nel Museo Gregoriano Etrusco si svolse, a 150 anni dalla fondazione (nel 1987), una grande esposizione a cura di Francesco Buranelli, cui seguì un periodo di silenzio, alternato a voci sul presunto stato di decadenza degli affreschi; fino alla mostra del 2004, «Eroi Etruschi e Miti Greci», nel Museo Archeologico di Vulci al Castello della Badia (dopo la tappa tedesca ad Amburgo) su iniziativa dello studioso Bernard Andreae, nella quale venne ricostruita la tomba in occasione del restauro di alcuni pannelli. Nei mesi scorsi, dalla Direzione generale Musei e dall’Etru era giunta notizia di un’imminente mostra di grande respiro, con reperti mai esposti. In quel periodo, le trattative tra il MiC e gli eredi dei pannelli erano già in dirittura d’arrivo, ma le istituzioni hanno agito in gran segreto e nulla lasciava pensare che proprio quegli affreschi, preziosi per fattura e come testimonianza storica, sarebbero entrati a far parte di una collezione permanente statale all’interno del museo etrusco più importante al mondo. La tomba proveniente dalla necropoli di Ponte Rotto del Parco di Vulci (che ha aderito di recente a Etruria Go, bigliettazione unica per la visita ai siti etruschi, cfr. ilgiornaledellarte.com), ritrovata dall’archeologo fiorentino Alessandro François nel 1857 in un angolo di campagna al confine tra il Lazio e la Toscana, è importante per le scene raffigurate, celebrative della gens proprietaria dell’ipogeo e dei suoi antenati vulcenti, nonché oggetto di un lungo dibattito tra gli studiosi; ma anche per la sua monumentale architettura che imita la struttura interna delle case aristocratiche.
Per le terre della Tuscia, dalle quali originano molte delle testimonianze della civiltà etrusca e sede di siti archeologici unici, l’acquisizione pubblica della Tomba François è motivo d’orgoglio e, al tempo stesso, occasione per spostare l’attenzione sul territorio; come evidenziato, ad esempio, dalla neopresidente della Fondazione Vulci, Laura Allegrini, che sottolinea come «La Tomba François si trova all’interno del Parco di Vulci, a cui il MiC sta rivolgendo grandissima attenzione».