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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Gli uccelli possono simboleggiare l’amore familiare, l’attaccamento romantico, gli avvertimenti ecologici, possono essere presagi di mortalità e, nel mio lavoro, possono anche rappresentare le persone della mia vita. Le idee che evoco ci ricordano il significato integrale dei “manu” (uccelli, Ndr) all’interno del “te ao Māori” (il mondo māori, Ndr), come fonti di cibo e materiali e intermediari tra il mondo umano e quello divino».
Protagonista del Padiglione della Nuova Zelanda (Aotearoa, in māori) alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (dal 9 maggio al 22 novembre) sarà Fiona Pardington (Kāi Tahu, Kāti Māmoe, Ngāti Kahungunu, Clan Cameron of Erracht, Onzm: in ordine, questi termini indicano le tribù a cui appartiene l’artista, un riferimento al ramo scozzese della sua famiglia e un’onorificenza ufficiale conferita dal Governo neozelandese per meriti artistici, culturali o civili, Ndr), che presenterà una serie di fotografie di grandi dimensioni i cui soggetti sono uccelli imbalsamati conservati nei musei neozelandesi e australiani.
«Taharaki Skyside», allestita presso l’Istituto Provinciale per I’Infanzia Santa Maria della Pietà, rende omaggio al significato spirituale e culturale che questi esemplari racchiudono per il popolo Māori e prende ispirazione dal Purgatorio di Dante nella Divina Commedia, il cui immaginario contiene molti riferimenti all’emisfero meridionale. I volatili che interessano Pardington hanno sempre avuto un ruolo cardine nelle narrazioni della tradizione māori e allo stesso tempo rientrano nella categoria scientifica dell’ornitologia, che anch’essa ha alle spalle un passato illustrativo che risale al XVIII secolo, come testimoniato dal lavoro dell’ornitologo e illustratore John James Audubon (1785-1851).
«Pardington infonde nei soggetti da lei scelti una fede incrollabile e trasformativa nel loro valore, spiegano le curatrici Felicity Milburn e Chloe Cull, della Christchurch Art Gallery Te Puna o Waiwhetū, partner del Padiglione insieme all’Arts Council of New Zealand Toi Aotearoa/Creative New Zealand. Le sue opere per “Taharaki Skyside” hanno una rilevanza fondamentale in un contesto globale. Sottolineando le perdite devastanti e di vasta portata, ecologiche e culturali, che si sono verificate a causa dell’impatto umano e della colonizzazione, le sue immagini aprono momenti di straordinaria risonanza e riconoscimento. Cosa significa quando un artista inclina il nostro sguardo verso il cielo? Gli orizzonti segnano il limite della nostra visione, la curva dove l’esperienza e la comprensione svaniscono. “Taharaki Skyside” ci tiene su quella soglia tra il conosciuto e l’ignoto. Attraverso l’obiettivo di Pardington, queste reliquie tassidermiche cucite insieme emanano un carisma inaspettato e un potere emotivo. Il suo è un osservare attento e delicato che ripara e restaura».
L’opera di Pardington sembra perseguire il tentativo di riportare in vita gli esemplari estinti e immortalare anche altre specie, immergendoli nei colori tipici delle albe e dei tramonti veneziani che le ricordano i cieli delle Hunter Hills vicino a Waimate, nel Te Waipounamu, dove vive. Come riportato nel testo di presentazione: «I vividi ritratti di Pardington contemplano l’orizzonte, dove la mortalità incontra la trascendenza, e i modi in cui i manu attraversano questa soglia fisica e metafisica. Sono messaggeri spirituali che operano tra il mondo dei vivi e quello dei morti».