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Cloe Piccoli
Leggi i suoi articoliFra i primi lavori di Art Unlimited, all’ingresso di Art Basel, un’enigmatica performance in bianco e nero in cui performer interpretano personaggi iconici della storia dell’arte. È «Exhibition M: A Re-enactment» di Goshka Macuga, un’opera presentata da Vistamare (Milano), Kate MacGarry (Londra), Rüdiger Schöttle, (Monaco). Ha la spazialità di una piece teatrale, la plasticità della scultura, i riferimenti alla storia dell’arte e del museo di un progertto curatoriale. E infatti Goshka Macuga, (Varsavia, 1967), ha una capacità speciale di attraversare media, discipline e territori. La sua identità di artista si basa proprio su questa versatilità che l’ha potata a realizzare progetti fra arte, storia e antropologia, come aveva fatto con l’androide con la barba che alla Fondazione Prada declamava storie dell’umanità di secoli e millenni.
Ora, ad Art Basel, in questo luogo della performance corcoscritto da un pavimento nero, e pareti bianche, quasi come un disegno, va in scena rigorosamente in bianco e nero, un dialogo fra epoche e culture che si snoda intorno a tre personaggi come Alfred H Barr Jr., il mitico storico dell’arte fondatore del MOMA, André Malraux, ancor più mitico scrittore e pensatore francese autore de La Condizione Umana (1933), e Macuga stessa. In questo contesto separato dal resto del mondo, con regole proprie, e specifiche coordinate di spazio e di tempo, in quella che Michel Foucault definirebbe un’eterotopia, si sviluppa una sorta di gioco di ruoli, una coreografia che decostruisce stereotipi e identità. Fa un certo effetto incontrare Goshka Macuga sul perimetro del pavimento nero mentre lei stessa interpretata da una performer costruisce un’altra storia e un’altra narrazione.
Macuga ha il talento speciale della narrazione e della contronarrazione, della decostruizione di storie, della distruzione (come nei quadri di esplosioni e eruzioni), per aprire nuovi orizzonti.
Ciao Goshka, felice di rivederti. Puoi parlarci di quest’opera?
È una performance a cui tengo molto, consiste in un'installazione e anche in una parte che assomiglia quasi a uno spettacolo teatrale, della durata di forse mezz'ora. I personaggi coinvolti in questo spettacolo mi rappresentano in conversazione con il direttore fondatore del MoMA, Alfred H Barr Jr., e con André Malraux. Il dialogo riguarda il futuro del museo.
Quell’ Alfred H. Barr che ha diretto il Moma fino al 1943?
Si quindi è sostanzialmente un incontro ipotetico tra menti, visioni, immaginari di diverse epoche. Quest'opera ha origine da una commissione che ho realizzato per il MoMA nel 2019, dove ho interpretato il ruolo di André Malraux in una sorta di messa in scena. Malraux è molto noto per le sue pubblicazioni, la sua teoria, e il libro «Le Musèe Imaginaire», museo senza muri ne confini, un luogo d’attivazione politica e culturale. Pensa che il libro è del 1947 e oggi è così contemporaneo. In questo lavoro qui ad Art Unlimited mi ispiro a questo grande intellettuale francese alla sua idea di dialogo fra opere e artisti, e immagino dialoghi con altre identità in un contesto in cui l’opera attiva un pensiero che supera il confine del museo, della galleria, dello spazio espositivo.
I performer citano anche pensieri di altri artisti nell’opera … Puoi farci qualche esempio?
Beh, le Guerrilla Girls persone davvero molto significative dal punto di vista politico. Sì. E poi naturalmente mi coinvolgo anch'io. Quindi tante artiste femministe, Frida Kahlo, insomma, ce ne sarebbero moltissime da citare nell'opera. In sostanza appaiono all'interno della performance. Questa sorta di personificazione dei personaggi che rappresentano questi tre, non è limitata solo ai tre, perché le altre figure diventano visibili quando il dialogo si attiva.
Goshka Macuga, «Exhibition M: A Re-enactment», 2026. Photo: Nicola Morittu
Goshka Macuga, «Exhibition M: A Re-enactment», 2026. Photo: Nicola Morittu
Quali altri artisti ci sono?
Hans Haacke, Joan Jonas, molti altri ...
Il tuo lavoro riguarda l'identità: la tua identità, l'identità dell'artista …
Credo riguardi molto le identità che mi vengono attribuite come artista. Sai, perché non vengo mai descritta davvero come artista, ma più spesso come curatrice, collezionista, storica dell'arte. In un certo senso è una sorta d’effetto riguardo al fatto che ho sempre creduto che gli artisti possano essere tutte queste cose diverse. E questo fa parte del processo di lavoro, come per Marcel Duchamp, sai, come per le persone che hanno davvero interpretato molteplici ruoli. In un certo senso è quasi una sorta di presa di posizione, una critica alle categorie rigide e chiuse. Io mi considero un'artista che lavora con media diversi e ha interessi ampi nel teatro, nella performance, in diversi mezzi e modi di produzione dell'arte.
Capisco. E intanto che parli ti vedo là mentre Alfred H. Barr jr. è disteso ai tuoi piedi.
Alfred H. Barr jr. e Malraux, sì, in questa sequenza sono dominante ma non è sempre così, c’è uno scambio di ruoli. Ci sono altri momenti in cui non li domino così tanto. È decisamente una critica verso questo tipo di cliché del curatore d'arte maschio, bianco, WASP.
Tutti i performer sono vestiti con l’abito maschile, anche quella che interpreti tu.
Si da uomini. Beh, alla fine, mi vesto anch'io così. Credo che sia un gesto piuttosto emancipatorio.
Ed è tutto in bianco e nero?
Sì, perché è quasi come una documentazione.
Tipo materiale d’archivio anni Cinquanta ?
E ad essere onesta, preferisco lavorare in bianco e nero. Non sono molto brava con il colore in generale, anche quando dipingo gradi quadri di esplosioni e eruzioni sono tutti modulati in diverse sfumature di un colore solo. In fondo sono monocromatici.
Ora un performer sta sfogliando un libro di tessuto in bianco e nero...
È un libro dove ci sono molti riferimenti ad artisti che lavorano con la distruzione. Quindi visualizzazioni di vulcani, esplosioni, la distruzione in generale. Partendo persino da «Guernica». Quindi in un certo senso «Exhibition M: A Re-enactment» qui ad Art Unlimited mette in discussione temi e identità, fino alla distruzione, il che significa anche costruire nuove prosepettive.
Goshka Macuga, «Exhibition M: A Re-enactment», 2026. Photo: Nicola Morittu
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