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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliIl Museo Archeologico di Alicante (Marq) ha presentato al Museo Archeologico Nazionale di Madrid le ultime ricerche condotte nel sito archeologico di Cabezo del Molino, a Rojales, un luogo in cui è stata accertata la presenza di una popolazione bizantina tra il VI e il VII secolo d.C., grazie al ritrovamento di una vasta necropoli. Si tratterebbe di una delle prime manifestazioni di comunità cristiane in questo territorio.
L’incontro è stato curato dall’archeologa Teresa Ximénez de Embún, responsabile delle mostre della Fondazione Cv Marq, che si è concentrata sui riti funerari rinvenuti in loco. La ricercatrice ha indicato che il sito contiene un’ampia area di sepolture collettive.
Tra le novità emerse, spicca una serie di sepolture di soggetti femminili molto giovani che presentano un trattamento funerario singolare e soprattutto un elevato numero di sepolture infantili: gran parte di questi decessi potrebbero essere correlati a una grave epidemia identificata con la cosiddetta «peste di Giustiniano», un contagio che ebbe luogo nei territori dell’Impero bizantino, con particolare forza a Costantinopoli, tra il 541 e il 542, sotto il regno dell’imperatore Giustiniano I (527-565), dal quale prese il nome, e che poi «viaggiò» con le migrazioni delle popolazioni bizantine verso Occidente.
Nel caso specifico di Cabezo del Molino, la necropoli rinvenuta è associata all’arrivo di queste popolazioni e all’identificazione del batterio «yersina pestis», originario dell’Estremo Oriente, che recenti ricerche hanno rivelato essere l’«agente» responsabile proprio dello scoppio della «peste di Giustiniano».
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