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Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliNel panorama dell’arte contemporanea newyorkese, poche istituzioni incarnano lo spirito di sperimentazione e urgenza come il MoMA PS1, museo che nel 2026 celebra il suo cinquantesimo anniversario con una svolta significativa nella propria storia: l’introduzione dell’ingresso gratuito per tutti i visitatori. Fondato nel 1976 come P.S.1 Contemporary Art Center all’interno di un ex edificio scolastico pubblico a Long Island City (PS sta proprio per Public School), il museo ha costruito la propria identità come spazio dedicato alla sperimentazione artistica. Fin dagli esordi, con la mostra inaugurale «Rooms», il P.S.1 ha invitato gli artisti a confrontarsi direttamente con l’architettura dell’edificio. Questo approccio continua a caratterizzare l’istituzione ancora oggi. «Agilità e sperimentazione sono nel Dna del MoMA PS1, ha raccontato a “Il Giornale dell’Arte” la direttrice Connie Butler. Sin dalla nostra primissima mostra, è stato una casa per artisti audaci, molti dei quali hanno tratto ispirazione dal nostro storico edificio. Per cinquant’anni, PS1 ha offerto agli artisti la libertà di testare idee e correre rischi in modi che stanno diventando sempre più rari all’interno dei musei».
Nel corso dei decenni l’istituzione si è trasformata da spazio alternativo a museo riconosciuto a livello internazionale, mantenendo una programmazione autonoma pur nell’ambito dell’affiliazione con il Museum of Modern Art, formalizzata nel 2000. «L’affiliazione con il MoMA è uno dei maggiori punti di forza del PS1, ci dice ancora Butler. Ma siamo anche un’organizzazione indipendente con autonomia nella programmazione, e questo ci consente di presentare un programma ambizioso e sperimentale con la portata di un’istituzione consolidata. Oggi, la solida collaborazione tra MoMA e MoMA PS1 ha creato una partnership che permette a ciascuna istituzione di completare, sfidare e rafforzare programmaticamente l’altra». Se il PS1 è diventato un punto di riferimento internazionale, la sua identità resta profondamente radicata nel tessuto urbano e sociale di New York, e in particolare del Queens, distretto di New York City caratterizzato da una ricca diversità culturale. «Siamo orgogliosi di fungere da punto di riferimento culturale a Long Island City, uno dei quartieri in più rapida crescita del Paese. In quanto membri del Cultural Institutions Group di New York, abbiamo una relazione profonda con il Queens e con le comunità artistiche della città, che hanno sempre plasmato il nostro programma». Per rafforzare ulteriormente questo rapporto con il territorio e con il pubblico, il museo introduce quest’anno l’ingresso libero per tutti i visitatori, diventando il più grande museo gratuito di New York. «Parte di ciò che rende il PS1 così speciale è la nostra collocazione in uno dei luoghi più eterogenei al mondo, che abbraccia le intersezioni tra culture globali e locali, spiega Connie Butler. Eliminare il costo del biglietto significa che ancora più persone potranno vivere le nostre mostre e i nostri programmi, il che assume un significato particolare in occasione del nostro cinquantesimo anniversario. Ampliare l’accesso è stato uno dei miei obiettivi principali da quando sono diventata direttrice e sono entusiasta che siamo riusciti a realizzarlo più rapidamente di quanto avessi immaginato».
In una città segnata da profonde disuguaglianze economiche, l’accesso gratuito rappresenta un gesto politico oltre che culturale. Ma l’impegno sulla comunità locale non è rivolto solo al pubblico bensì anche alla scena artistica. Ruolo che il museo incarna con la mostra «Greater New York», che ogni cinque anni offre una finestra sulla produzione più recente di artisti che vivono e lavorano nell’area metropolitana e che quest’anno aprirà il 16 aprile, nell’ambito delle iniziative per l’anniversario del museo. E il legame con il territorio emerge anche attraverso progetti speciali come «Homeroom», piattaforma dedicata a progetti sviluppati in collaborazione con comunità locali. In questo contesto s’inserisce «Touch the Heart», l’intervento per «Greater New York 2026» del collettivo Red Canary Song, con sede a Flushing, quartiere del Queens con la più grande comunità cinese della città: un’installazione costruita attorno a tavoli di dim sum (cucina della Cina meridionale, Ndr) che affronta temi legati a migrazione, cura e memoria, riflettendo le esperienze delle comunità della diaspora asiatica. Accanto alla mostra, il PS1 organizza una grande festa pubblica il 18 aprile. Il programma include performance, workshop, mercati artigianali e attività partecipative: un’estensione naturale della vocazione inclusiva del museo. «Ospiteremo un grande Block Party, un evento gratuito nel weekend di apertura di “Greater New York”. È un modo per celebrare non solo la storia del PS1, ma anche le comunità che lo hanno sostenuto», dice ancora la direttrice.
Incrociando vocazione internazionale e impegno locale, il museo guarda al futuro continuando a identificarsi come spazio di resistenza culturale. Guardando avanti, Butler conclude: «Profondamente in sintonia con la nostra storia di spazio alternativo a New York, spero che il MoMA PS1 continui a essere un’oasi per l’arte contemporanea e la cultura per i decenni a venire». In un’epoca in cui, tra mercato, politica e pubblico, le istituzioni artistiche sono sempre più sotto pressione, PS1 riafferma il valore dell’arte come spazio di libertà, comunità e immaginazione.
MoMA PS1 Warm Up 1998. Courtesy of MoMA PS1
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