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Ringraziamenti: Globe and Mail. Copyright: ©Copyright 2021 Chris Warde-Jones

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Il Vaticano restituisce al Canada un antico kayak inuit: un gesto simbolico di riparazione e memoria

Dopo un secolo trascorso nei depositi dei Musei Vaticani, un antico kayak Inuvialuit, risalente a diversi secoli fa e considerato uno dei soli cinque esemplari esistenti al mondo, tornerà in Canada.

Redazione GdA

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Dopo un secolo trascorso nei depositi dei Musei Vaticani, un antico kayak Inuvialuit, risalente a diversi secoli fa e considerato uno dei soli cinque esemplari esistenti al mondo, tornerà in Canada. L’opera, appartenente alla comunità indigena del Canada occidentale artico, sarà consegnata al Canadian Museum of History di Gatineau (Québec) entro la fine dell’anno, segnando una delle più significative restituzioni di beni culturali mai intraprese dal Vaticano. Il kayak faceva parte della vasta collezione etnologica raccolta nel 1925 per volontà di Pio XI, che aveva chiesto ai missionari cattolici sparsi per il mondo di inviare a Roma “esempi concreti di vita dei popoli indigeni”. Oltre 100.000 oggetti arrivarono in Vaticano da ogni continente, molti dei quali confluirono nella sezione etnologica dei Musei, oggi denominata Anima Mundi (“l’anima del mondo”).

Insieme al kayak, saranno restituiti al Canada una maschera Haida, un paio di mocassini ricamati, incisioni su corteccia di betulla e una scultura in avorio e pelle di foca. Gli oggetti verranno rimpatriati nell’ambito di una donazione “da Chiesa a Chiesa”, coordinata dalla Conferenza Episcopale Canadese in accordo con la Santa Sede. La restituzione rappresenta un passaggio chiave nel lungo percorso di riconciliazione tra la Chiesa cattolica e i popoli indigeni canadesi, segnato dalle violenze del sistema dei collegi residenziali e dalle politiche di assimilazione forzata. Nel 2022 Papa Francesco, durante il suo viaggio “penitenziale” in Canada, aveva chiesto perdono per le colpe della Chiesa e riconosciuto il valore del ritorno dei reperti alle comunità d’origine. Nel 2023, il Vaticano ha anche revocato la “Dottrina della Scoperta”, la bolla papale del XV secolo che aveva giustificato la conquista coloniale dei territori indigeni. L’atto di restituzione di oggi si inserisce dunque in un processo più ampio di rilettura della storia missionaria e coloniale della Chiesa. «Ogni singolo oggetto restituito è sacro, ed è parte del cammino di guarigione per molti sopravvissuti delle scuole residenziali», ha dichiarato Chief Bobby Cameron, della Federation of Sovereign Indigenous Nations.

Secondo la storica dell’arte Gloria Bell (McGill University), molti degli oggetti raccolti per l’esposizione vaticana del 1925 furono in realtà confiscati durante il periodo in cui il governo canadese proibiva i rituali tradizionali, tra il 1885 e il 1951. Ciò contraddice la versione ufficiale vaticana, secondo cui sarebbero stati “donati” dai missionari come testimonianza culturale. Oggi, tuttavia, la restituzione non è solo una questione di proprietà, ma anche di spiritualità e cerimonia. «Non si tratta di spostare un oggetto da un museo all’altro – ha spiegato Gilbert Whiteduck, rappresentante della comunità Algonquin –. Alcuni di questi reperti devono essere purificati e accompagnati da rituali prima di poter intraprendere il viaggio di ritorno». Le autorità canadesi hanno precisato che il kayak e gli altri oggetti verranno prima depositati presso il Canadian Museum of History, dove saranno catalogati e studiati in collaborazione con le comunità indigene, che decideranno successivamente le loro destinazioni finali.

Il caso del kayak Inuvialuit segna una svolta simbolica nelle relazioni tra il Vaticano e i popoli nativi, ma anche un modello di cooperazione internazionale fondato su etica, memoria e ascolto. In un momento in cui musei di tutto il mondo si interrogano sul significato della restituzione e sulla necessità di “decolonizzare” le proprie collezioni, il gesto della Santa Sede assume un valore esemplare: non solo restituire un oggetto, ma riconoscere la dignità di un racconto interrotto, restituendo alle comunità la possibilità di ricostruire la propria memoria materiale e spirituale. In un secolo in cui il kayak fu sottratto per rappresentare “la vita indigena”, il suo ritorno oggi segna il passaggio dalla rappresentazione all’ascolto, dalla collezione alla relazione. E forse, come ha scritto un leader Inuvialuit, “ogni oggetto che torna a casa riporta con sé un pezzo di noi”.

Redazione GdA, 08 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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