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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliDopo aver fatto rumore e aver raggiunto molte testate a livello internazionale, la notizia del ritiro dell’opera di Gabrielle Goliath dalla partecipazione nazionale del Sudafrica alla 61ma Biennale d’Arte di Venezia si sta trasformando in un caso giudiziario.
Secondo quanto riportato dal settimanale locale «Daily Maverick», la Democratic Alliance (secondo partito del Paese) ha affermato che la decisione del ministro dello Sport, delle Arti e della Cultura, Gayton McKenzie, «ha gravi implicazioni che vanno oltre la singola mostra. Rischia di creare un effetto paralizzante sui diritti costituzionali, tra cui la libertà di espressione e la libertà di opinione. Se un ministro può ribaltare retroattivamente le decisioni artistiche, allora tutte le future opere culturali sostenute o facilitate dallo Stato diventano vulnerabili alle interferenze politiche, indipendentemente dal punto di vista o dall’ideologia». Pertanto, è stato chiesto al Public Protector (equivalente a una figura di difensore civico, Ndr) di indagare se tali azioni del Ministro possano essere prese in considerazione per ritenerlo colpevole di «cattiva amministrazione, abuso o esercizio ingiustificato del potere» e se ciò abbia causato «un pregiudizio illegittimo o improprio ad altri».
Dal canto loro, Goliath e la curatrice del Padiglione, Ingrid Masondo, si sono rivolte al Ministero degli Esteri del Paese per provare a far riaccettare l’opera nel progetto Biennale. «È crudele e ingiusto, ha dichiarato l’artista a «The Art Newspaper». Non crediamo che sia diritto o dovere di un Ministro prescrivere o limitare ciò su cui artisti, comunità sportive e pubblico possono o non possono riflettere o reagire. Ma abbiamo accolto con favore il dialogo e abbiamo fatto appello al Dipartimento per le Relazioni Internazionali e la Cooperazione (l’equivalente del Ministero degli Affari Esteri del Sudafrica, Ndr) e alla presidenza (Cyril Ramaphosa, Ndr)». Dato l’ampio sostegno ricevuto, la speranza che la ragione prevalga è alta: «Ho chiesto consiglio per vedere quanto siano rigide queste scadenze, prosegue. E c’è la possibilità che il commissario si rivolga alla Fondazione Biennale per una proroga».
Sempre al mensile inglese, un portavoce di Cyril Ramaphosa ha detto che «la posizione del Sudafrica su Gaza rimane invariata, così come è stata pronunciata dal presidente e in linea con il caso che il governo sudafricano ha intentato presso la Corte Internazionale di Giustizia contro lo Stato di Israele. Il Sudafrica sostiene che lo Stato di Israele stia commettendo un genocidio a Gaza e ha presentato alla corte un caso molto solido, supportato da prove a riguardo».
Cecilia Paccagnella
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