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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliIn un ecosistema visivo dominato da flussi continui e frammentari, il Pordenone Docs Fest sceglie una linea curatoriale dichiarata: rallentare, approfondire, restituire complessità. La XIX edizione, in programma dal 25 al 29 marzo a Cinemazero, si colloca in un momento strategico verso “Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027”.
Il nodo tematico è chiaro. L’eccesso di immagini genera assuefazione e neutralizza la percezione del conflitto. Il festival risponde con una selezione che privilegia il tempo lungo della visione e la responsabilità individuale. La nuova sezione Different Perspectives è costruita su questo principio: affrontare i grandi temi geopolitici attraverso scelte narrative non spettacolarizzate.
Tra le anteprime nazionali, Peacemaker di Ivan Ramljak ricostruisce la figura di Josip Reihl Kir, capo della polizia di Osijek nel 1991, che tentò la mediazione durante l’escalation balcanica. Il film, già premiato al DOK Leipzig, interroga l’attuale ascesa degli estremismi in Europa orientale attraverso l’archivio e la testimonianza.
Dall’Iran arriva A Fox Under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei, vincitore a IDFA. Il diario visivo di una giovane artista afghana in esilio utilizza lo smartphone come strumento di autorappresentazione. La dimensione intima diventa atto politico.
L’Ucraina è al centro di The Longer You Bleed di Ewan Waddell, riflessione sul consumo digitale del conflitto attraverso i social media. La Cina contemporanea emerge in Confessions of a Mole di Mo Tan, mentre 32 Meters, produzione turco-iraniana, segue un torneo femminile di tiro al bersaglio in un villaggio anatolico, tra tradizione e trasformazione sociale. In Wise Women Nicole Scherg attraversa Etiopia, Brasile e Austria con cinque ostetriche, spostando l’attenzione sulla nascita come gesto di responsabilità collettiva.
Il festival consolida inoltre la propria dimensione professionale. L’area Industry, interamente in lingua inglese e con ospiti europei, propone panel, sessioni di sviluppo e confronto su modelli produttivi e distribuzione. Centrale il dibattito sulla didattica del documentario come strumento di alfabetizzazione visiva. Il segmento NIUDOC – Where Stories Begin, in collaborazione con Lago Film Fest e il Fondo per l’Audiovisivo del FVG, offre mentoring e pitching internazionale per talenti del Nord Est e dell’area balcanica.
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Nel bicentenario della nascita di Gustave Moreau, la sua casa-museo parigina torna al centro dell’attenzione come uno dei dispositivi più radicali di autorappresentazione dell’artista moderno. Più che un luogo di conservazione, il Musée Gustave Moreau è un’opera costruita per controllare la propria posterità, con la monumentale scala a chiocciola come fulcro visivo e simbolico di un’intera visione della pittura.
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