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Una veduta del fiume Pecos nei pressi della confluenza con il Rio Grande, lungo il confine tra Messico e Stati Uniti

Foto: Chris Vreeland, tramite Flickr

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Una veduta del fiume Pecos nei pressi della confluenza con il Rio Grande, lungo il confine tra Messico e Stati Uniti

Foto: Chris Vreeland, tramite Flickr

Il muro tra Messico e Stati Uniti minaccia le pitture rupestri nell’area del fiume Pecos

Il Governo statunitense ha comunicato via posta ai residenti della zona interessata i nuovi piani per proseguire l’edificazione della barriera lungo il Rio Grande in Texas, nelle cui vicinanze si trovano numerose testimonianze preistoriche dichiarate Monumento storico nazionale nel 2021

Cecilia Paccagnella

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Il confine tra Messico e Stati Uniti è lungo 3.141 chilometri e da diversi decenni è nel mirino delle politiche contro l’immigrazione illegale dei presidenti americani. Sotto George H. W. Bush, nel 1990, iniziarono i lavori per erigere un muro, una «barriera di sicurezza», per prevenire eventuali flussi di persone. Da un primo tratto di 22,5 chilometri, costruito a partire dalla costa ovest, oggi ha raggiunto i 1.749, ma nuovi piani propongono di proseguire lungo il Rio Grande in Texas.

La comunicazione ai residenti dell’arida e impervia contea di Val Verde è giunta tramite posta: una lettera del Governo statunitense che preannunciava la costruzione di una parte della struttura che passerà proprio dove ora sorgono le loro proprietà, senza specificare quando avranno inizio i cantieri e senza offrire alternative. 

Oltre alle preoccupazioni di matrice privata, gli abitanti delle zone, insieme a specialisti e archeologi, hanno espresso le proprie preoccupazioni per l’arte rupestre rinvenuta lungo le rive del fiume Pecos, nel punto in cui confluisce nel Rio Grande. «I murales più antichi, quelli in stile Pecos River, che sono in realtà i più diffusi (e che considero i più maestosi di tutte le tradizioni di arte rupestre) furono realizzati per la prima volta circa 5.700 anni fa, ha dichiarato all’emittente Ksat l’archeologa Carolyn Boyd. Alcuni di questi siti si estendono per 30 metri in lunghezza, centinaia di metri in lunghezza e 9 metri in altezza. Ma ciò che è davvero sorprendente è che gli artisti hanno continuato a produrre quest’arte rupestre per oltre 4mila anni. Pensateci un attimo: si tratta di circa 175 generazioni di esperienza umana». Ma dell’importanza del sito è al corrente anche il Governo, che nel 2021 «ha designato questa regione, il distretto archeologico del Pecos, come Monumento storico nazionale», afferma Boyd.

Il muro non distruggerebbe direttamente i punti in cui si trovano queste testimonianze preistoriche, ma ne metterebbe a rischio l’integrità, perché «se si aggiunge la dinamite o qualsiasi altro tipo di esplosivo necessario al muro di pali d’acciaio alto 10 metri, non ho dubbi che i danni saranno gravissimi», spiega a Ksat uno dei residenti, Raymond Skiles Jr. «Ora conosciamo circa 80 siti che si troverebbero a sud del muro proposto, dice ancora Boyd, e circa 13 siti che si trovano entro 500 metri a nord di tale muro».

Un murale rupestre lungo il corso del fiume Pecos, in Texas. Foto: Robert Shea, tramite Flickr

Cecilia Paccagnella, 02 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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Il muro tra Messico e Stati Uniti minaccia le pitture rupestri nell’area del fiume Pecos | Cecilia Paccagnella

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