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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliIn data 13 marzo sul sito del Ministero della Cultura era stata pubblicata una comunicazione riguardo la richiesta «alla Fondazione La Biennale di Venezia di fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore».
Date le molteplici polemiche che tale partecipazione ha sollevato in questi mesi e a seguito delle ultime decisioni da parte della Giuria Internazionale (di escludere le Nazioni accusate di «crimini contro l’umanità» dalle premiazioni) e della Commissione Europea (di tagliare i fondi), il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha inviato gli ispettori a Ca’ Giustinian, sede veneziana dell’istituzione Biennale, per ottenere «copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia» e chiarire così i termini della riapertura del Padiglione del Paese ai Giardini (che rimarrà aperto solo nei giorni di preview, dal 6 all’8 maggio).
La decisione arriva poco dopo l’annuncio (24 aprile) che il Ministro non presenzierà alle giornate di pre-apertura della Mostra e non sarà nemmeno all’inaugurazione sabato 9 maggio, ulteriore conferma della differenza di vedute con il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Il 27 aprile la Fondazione Biennale aveva dichiarato al quotidiano nazionale «Il Giornale» che la partecipazione della Russia è stata gestita nell’«assoluto rispetto delle regole, in stretta conformità con le leggi nazionali e internazionali applicabili e nei limiti delle sue competenze e responsabilità».
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