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Per la propria interpretazione della città lagunare l’artista porta un’installazione immersiva in cui il suono diventa materia viva e generativa nata dall’idea che alcuni suoni esistano solo sotto la superficie
- Gianfranco Ferroni
- 07 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Dardust
Foto: Alessio Panicchi
Il pianista e compositore Dardust nel Padiglione Venezia della Biennale Arte 2026
Per la propria interpretazione della città lagunare l’artista porta un’installazione immersiva in cui il suono diventa materia viva e generativa nata dall’idea che alcuni suoni esistano solo sotto la superficie
- Gianfranco Ferroni
- 07 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliDardust, indicato tra i più innovativi pianisti e compositori italiani della nuova generazione, esporrà nel Padiglione Venezia durante la prossima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, portando la sua interpretazione della città lagunare e firmando una composizione originale nell’ambito del progetto espositivo «Note persistenti», a cura di Giovanna Zabotti. Dardust «ha sviluppato un’installazione immersiva in cui il suono diventa materia viva e generativa»: il progetto, realizzato in collaborazione con lo scenografo Paolo Fantin e con il supporto tecnologico di H-Farm e Cisco, si basa su un sistema sonoro alimentato da Intelligenza Artificiale, capace di reagire in tempo reale ai suoni della città, ai dati ambientali e alla presenza del pubblico.
Saranno otto gli appuntamenti fissi, ogni giorno, allo scoccare dell’ora, per tutto il periodo della Biennale, attraverso un pianoforte che suona autonomamente e dà forma a un paesaggio musicale in continua trasformazione, in cui ogni esperienza è unica e irripetibile: Venezia stessa si configura come un organismo sonoro dinamico, mentre il visitatore diventa parte attiva del processo creativo.
Lo stesso Dardust sottolinea che «“SommersiVo” nasce dall’idea che alcuni suoni esistano solo sotto la superficie. Venezia è una città che vive su due livelli: quello visibile e quello sommerso, fatto di memoria, stratificazioni e tempo sospeso. La musica diventa un’immersione in questo spazio invisibile, dove ogni nota si fa eco e continua a vibrare anche quando sembra svanire. In dialogo con il Padiglione Venezia, il mio lavoro attraversa la dimensione più profonda della città, provando a tradurla in suono: un luogo in cui passato e presente si fondono, e in cui ciò che siamo stati non scompare, ma rimane, sommerso e vivo. È qui che si manifesta il gesto più sovversivo del suono: continuare a esistere come memoria al di là del tempo e dello spazio».
Nel frattempo prosegue l’Urban Impressionism Tour, Vivo Concerti, in Italia e in Europa con le tappe di Milano nel Teatro San Babila il 20 e 21 maggio, Lisbona nel Centro Cultural de Belém il 23 maggio, Parigi nel New Morning il 26 maggio e Londra nel Courtyard Studio il 27 maggio.