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Una veduta dell’installazione di Damiano Michieletto «Archèus. Labirinto Mozart»

Foto: Andrea Avezzù. Cortesia di La Biennale di Venezia

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Una veduta dell’installazione di Damiano Michieletto «Archèus. Labirinto Mozart»

Foto: Andrea Avezzù. Cortesia di La Biennale di Venezia

Il secondo numero della neo(ri)nata Rivista della Biennale parla di archivi

Il prodotto editoriale della manifestazione veneziana, riportato in auge lo scorso autunno, uscirà il 21 febbraio con il titolo «La forma del caos-The Shape of Chaos»

Alessia De Michelis

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«È sorprendente, scorrendo il sommario del secondo numero della Rivista della Biennale di Venezia pubblicata nel mese di ottobre del 1950, come lo spirito critico e di ricerca interdisciplinare rivolti al futuro prossimo fossero presenti allora, come oggi nella rinnovata edizione. La Rivista rinasce con lo stesso spirito e natura che la contraddistingueva sin dalla prima edizione, ovvero retta da una parola guida, ‘ricerca’, termine che ricorre nella stessa legge istitutiva della Biennale. Rappresenta uno spazio di riflessione e discussione intorno all’oggi, sempre con la prospettiva di meglio comprendere e immaginare il futuro».

Introduce così Debora Rossi, responsabile dell’Archivio Storico e direttrice editoriale della rivista, il secondo numero della rinata «Rivista La Biennale di Venezia» che, con il titolo «La forma del caos-The Shape of Chaos», indaga il tema dell’archivistica. La copertina è illustrata con un’immagine di «Archèus. Labirinto Mozart», installazione immersiva di Ophicina e Damiano Michieletto.

Nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, il prodotto editoriale della Biennale di Venezia ha lo scopo di divulgare e promuovere le manifestazioni di arte, cinema, musica, teatro e moda attraverso un ricco apparato iconografico e testi di approfondimento di carattere critico, proseguendo con uscite trimestrali fino al 1971.

Il progetto torna in auge a distanza di poco più di cinquant’anni (lo scorso autunno uscì il numero 1/24, «Diluvi prossimi venturi-The Coming Flood», dedicato all’acqua) con la direzione affidata al giornalista e scrittore Luigi Mascheroni, supportato da una redazione composta dall’Ufficio Attività Editoriali, gli Uffici stampa e da una squadra di figure professionali proveniente dai diversi settori della Biennale. Il progetto grafico è a cura dello studio di design della comunicazione Tomo Tomo.

«Questa rivista di carta, scrive Mascheroni, diventa così un registro di carte. E d’idee, documenti, ricordi, collezioni. L’archivio è la speranza (o l’illusione?) dell’uomo di fare ordine e dare forma al caos, generando conoscenza».

I contributi dell’1/25 sono firmati da Adonis, Matteo Al Kalak, Eleonora Barbieri, William Basinski, Cesare Bisantis, Boris Behncke, Sue Black, Irene Boyer, Silvia Calandrelli, Edoardo Camurri, Mircea Cărtărescu, Maud Ceriotti Giaccari, Roberto Cicutto, Giuseppe Conte, Maria Cristiana Costanzo, Pablo Delano, Okwui Enwezor, Marta Franceschini, Alessandra Iadicicco, Gianfranco Linzi, Luigi Mascheroni, Giulio Maira, Alberto Manguel, Pablo Maurette, Damiano Michieletto, Paolo Nori, Federico Pontiggia, Mariagrazia Pontorno, Carlo Ratti, Amerigo Restucci, Bruno Ruffilli, Debora Rossi, Wang Shu e Lu Wenyu, Gian Antonio Stella. A corredo, le fotografie dell’Archivio della Biennale, dell’Archivio Luciano e Maud Giaccari, Bergman Center Foundation, Getty Images, Warburg Institute, e gli scatti di Iwan Baan, Giacomo Bianco, Antonio Biasucci, Frankie Casillo, Giacomo Doni, Thierry Du Bois, Charles Fréger, Mary Gelman, Roberto Marossi, Domingo Milella, Alessandro Scotti, Giovanna Silva, Dayanita Sing, Gerald Ulmann.

In uscita il 21 febbraio, il numero sarà presentato il 24 febbraio alle ore 18.00 presso la Biblioteca di Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale a Bologna e il 25 febbraio, sempre alle 18.00, negli spazi dell’Associazione Culturale Tessere del ’900 di Ravenna.

Alessia De Michelis, 19 febbraio 2025 | © Riproduzione riservata

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