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Veduta del sito archeologico dell’antica città di Tiro

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Veduta del sito archeologico dell’antica città di Tiro

In Libano le meraviglie archeologiche dell’antica città di Tiro minacciate dagli attacchi israeliani

Intanto, nel Paese mediorientale l’Unesco sta monitorando la situazione, coordinando interventi di emergenza per la messa in sicurezza dei siti archeologici e delle collezioni museali

Nel sito archeologico dell’antica città di Tiro (ora ad Al-Bass, nel sud del Libano), non c’è alcuna presenza militare, ma solo un cartello dell’Unesco con la raffigurazione dello «Scudo Blu», baluardo simbolico per le antiche rovine a protezione dalle bombe israeliane. Situata a una ventina di km dal confine con Israele, dall'inizio della guerra con Hezbollah il 2 marzo Tiro, una delle città più antiche del mondo mediterraneo, è stata bersaglio di diversi attacchi israeliani.

L’iniziativa «Scudo blu», lanciata da un comitato legato all’Unesco, riguarda 34 siti in Libano, tra cui quello di Tiro. Si tratta innanzitutto di un messaggio rivolto all’esercito israeliano: la Convenzione dell’Aia del 1954 impone di preservare i beni culturali in caso di conflitto armato. In generale, l’Unesco sta monitorando la situazione in collaborazione con la Direzione Generale delle Antichità del Paese mediorientale, coordinando interventi di emergenza per la messa in sicurezza dei siti archeologici e delle collezioni museali. Tra le misure adottate figurano inventari di emergenza dei beni culturali, il rafforzamento della sicurezza degli edifici e il trasferimento temporaneo degli oggetti più vulnerabili.

Il 6 marzo, un attacco israeliano ha colpito a poca distanza dal sito di Al-Bass. Come riportato dalle autorità libanesi sono state uccise otto persone, appartenenti alla medesima famiglia. «Erano i nostri vicini, vivevano qui da decenni (...) Pensavano che la vicinanza al sito li avrebbe protetti perché è classificato come patrimonio mondiale dell'Unesco, che non sarebbe stato colpito», ha dichiarato agli organi di stampa Nader Saqlaoui, direttore degli scavi archeologici nel Sud, alle dipendenze del Ministero della Cultura.

Il museo attiguo, ancora in costruzione, ha subito alcuni danni, i suoi vetri sono andati in frantumi, ma l’esplosione non ha colpito la necropoli del II e III secolo, né il monumentale arco di trionfo, gli acquedotti o l’ippodromo che sorgono sul sito. Molti abitanti della città sono fuggiti, dopo un appello all’evacuazione lanciato da Israele; alcune migliaia di persone invece sono rimaste, insieme ai combattenti di Hezbollah filo-iraniani e alle antiche vestigia. La città nell’antichità era un importante porto fenicio, prima di essere conquistata da Alessandro Magno e poi dall’Impero romano. Il ministro della Cultura Ghassan Salamé ha denunciato un’«aggressione» da parte di Israele. «Non esiste alcuna presenza militare o di sicurezza in questi siti (archeologici) e un simile argomento non può essere utilizzato per bombardarli o danneggiarli», ha denunciato in un comunicato.

Gli archeologi devono ancora esaminare le vestigia per individuare eventuali crepe o alterazioni che potrebbero essere state causate dall’onda d’urto. «Il Libano è ricco di tesori archeologici (...) e i depositi di Beirut non hanno la capacità di ospitare tutti questi oggetti» minacciati, ha detto David Sassine, esperto dell’Alleanza internazionale per la protezione del patrimonio (Aliph), una fondazione che aiuta il governo a allestire luoghi sicuri per gli oggetti di valore.

Gaspare Melchiorri, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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