Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliDopo circa un anno e mezzo di un accurato intervento conservativo, il Chiostro Maiolicato di Santa Chiara a Napoli torna ai turisti in tutta la sua bellezza. I colori delle maioliche settecentesche, le scene campestri, i paesaggi e i motivi floreali che decorano pilastri e sedute sono stati restituiti alla loro massima leggibilità possibile. Il termine del restauro è una tappa fondamentale per la valorizzazione del complesso monumentale di Santa Chiara, tra i più affascinanti esempi di giardino monumentale decorato in ceramica d’Europa.
Il complesso venne eretto nel XIV secolo. La sua costruzione fu voluta da re Roberto d’Angiò e dalla regina Sancia di Maiorca: i lavori iniziarono nel 1310 e furono completati nel 1340, dando vita a uno dei più vasti complessi francescani d’Europa. Il Chiostro Maiolicato, però, è il risultato di una profonda trasformazione settecentesca. La committenza affidò a Domenico Antonio Vaccaro, architetto e artista, il compito di rinnovare il chiostro medievale secondo il gusto barocco dell’epoca. Tra il 1739 e il 1742 nacque così il giardino, decorato da pergolati e sedili rivestiti di maioliche policrome, realizzate dalle botteghe ceramiche napoletane, probabilmente sotto la direzione dei maestri Donato e Giuseppe Massa.
L’intervento di Vaccaro trasformò completamente l’aspetto del chiostro, creando uno spazio unico nel panorama europeo. Le maioliche raccontano scene della vita quotidiana, paesaggi rurali, vedute marine e motivi vegetali che celebrano la natura e la cultura del Regno di Napoli, rendendo il complesso una delle più alte espressioni dell’arte decorativa del Settecento.
L’intervento, finanziato con fondi del Pnrr e coordinato dalla Prefettura di Napoli insieme al Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Edifici di Culto, dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e dalla Soprintendenza, ha richiesto un investimento di circa 2 milioni di euro. I lavori hanno interessato l’intero Chiostro Maiolicato e, grazie alle economie recuperate durante il cantiere, è stato possibile estendere il restauro a tutti e quattro i bracci della struttura. L’operazione è stata condotta dalla ditta specializzata Lithos sotto la supervisione degli organi di tutela e ha coinvolto un team di 14 restauratori.
Si è trattato di un intervento conservativo particolarmente delicato: le superfici sono state sottoposte a operazioni di preconsolidamento, pulitura e rimozione di muschi e licheni che nel tempo avevano compromesso la leggibilità delle decorazioni. Successivamente si è proceduto al consolidamento strutturale delle ceramiche e alle necessarie stuccature.
Grande attenzione è stata riservata alla reintegrazione cromatica delle parti danneggiate, effettuata con materiali innovativi studiati per garantire durabilità, compatibilità e pieno rispetto del manufatto storico. Il restauro del Chiostro Maiolicato rappresenta soltanto il primo tassello di un programma più ampio di interventi sul complesso monumentale. Oltre ai due milioni destinati al chiostro, sono stati stanziati ulteriori otto milioni di euro per il recupero del campanile e per la valorizzazione dell’area archeologica occidentale.
Altri articoli dell'autore
Già lo scorso novembre, grazie alla rapidità di esecuzione dei lavori, l’antico monumento aveva offerto per qualche giorno ai turisti una veduta del pieno recupero, ormai permanente, di uno dei suoi lati più celebri
Il progetto concepito per il centro di Aarschot prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt. Vi ha partecipato anche uno studio di architetti con sedi a Treviso e a Londra (C+S Architects), che nel caso specifico ha lavorato per sottrazione, allo scopo di ricavare più spazio pubblico
La capitale dello Stato del Karnataka ospita un museo da oltre 100mila visitatori l’anno in cerca di nuovi pubblici. Nel Tamil Nadu, lo Stato più meridionale dell’India, sorgerà un parco di sculture di un centinaio di ettari. Ed è stata lanciata Impart, sorta di vademecum online nell’arte di questo angolo di mondo
Già nel 2025 il team italo-statunitense al lavoro in zona aveva rinvenuto una tomba sigillata, con vasi in ceramica e vari ornamenti in bronzo. Anche quest’anno si è ripetuto il «prodigio»



