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Michela Moro
Leggi i suoi articoliLa diversità di vedute tra alcuni artisti della scena italiana, all’inizio degli anni ’50, segna la nascita del Gruppo degli Otto per Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato ed Emilio Vedova. Rifiutando gli schemi del momento e accogliendo le istanze innovative che provenivano dal resto d’Europa e dagli Stati Uniti, questi pittori hanno dato vita alla stagione dell’Astrattismo italiano utilizzando un terreno comune ma rimanendo personalissimi e autonomi nel linguaggio.
Dellupi Arte riunisce quegli artisti in una mostra, «Gli artisti del Gruppo degli Otto. Afro | Birolli | Corpora | Moreni | Morlotti | Santomaso | Turcato | Vedova», (fino al 16 giugno) che parte dalla breve e feconda stagione del Gruppo degli Otto. «È stato molto difficile reperire le ventitré opere esposte, racconta Luigi Dellupi, proprio perché non sono tutti artisti da riscoprire; alcuni come Vedova e Afro, ad esempio, sono legati a risultati di rilievo nelle aste internazionali, mentre il lavoro di altri, come Mattia Moreni e Renato Birolli, ha spazio per una lettura più approfondita. Non è ovvio vederli tutti insieme, l’accostamento ne evidenzia le diverse personalità, sono opere vibranti ed eterogenee per soggetto, segno e temperamento cromatico».
La galleria Dellupi è uno spazio ideale per opere del genere: il palazzo d’epoca e le sale dai soffitti decorati riportano a una tradizione ritrovata, in cui le tele, tutte di eccellenti pedigree e provenienze, dialogano senza sopraffazioni. Le opere di Moreni, ad esempio, sono state esposte alla Biennale di San Paolo nel 1951 e a quella di Venezia nel 1956. «Cavallette» di Giulio Turcato è arrivato al Moderna Museet a Stoccolma nel 1963, «Canto Notturno» di Giuseppe Santomaso ha viaggiato dalla Biennale di Venezia del 1960 alla Biennale di San Paolo nel 1961. Il Gruppo degli Otto in quanto tale vive una stagione breve e intensa, tra il 1952 e il 1954, radunati attorno al critico Lionello Venturi che scrive nel manifesto del movimento: «Essi non sono e non vogliono essere degli astrattisti; essi non sono e non vogliono essere dei realisti: si propongono di uscire da questa antinomia che da un lato minaccia di trasformare l’astrazione in un rinnovato manierismo e dall’altro obbedisce a ordini politici che disintegrano la libertà e la spontaneità creativa». Sempre nel 1952 gli otto artisti si presentano tutti insieme, uniti da Venturi, alla Biennale di Venezia, e sono entrambi del 1952 i due Afro esposti. Il gruppo poi si sciolse, ma come dimostrano le opere in galleria, ad esempio l’opera di grande impatto di Renato Birolli intitolata «Necropoli etrusca (n. 3)» del 1956, la volontà di sperimentare spingendosi in terreni personali e inesplorati rimase intatta, mantenendo vive una freschezza e una vitalità che colpiscono ancora oggi.

Giulio Turcato, «Le Cavallette»