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La «Natività» di Mathias Stom recentemente restaurata e ora espposta al Museo Diocesano di Genova (particolare)

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La «Natività» di Mathias Stom recentemente restaurata e ora espposta al Museo Diocesano di Genova (particolare)

La «Natività» di Stom è tornata a risplendere al Diocesano di Genova

Il seicentesco pittore fiammingo aveva realizzato questo dipinto, tornato visibile al pubblico dopo un restauro lungo un anno, per la residenza siciliana di Giuseppe Branciforte Barresi e Santapau, conte di Mazzarino e principe di Butera

Gaspare Melchiorri

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Al Museo Diocesano di Genova è stato presentato al pubblico un dipinto raffigurante la «Natività» del fiammingo Mathias Stom (o Stomer, 1600 ca-dopo il 1650), a cui un articolato restauro ha restituito ricchezza cromatica ed effetti di luce. Era stato riscoperto dallo storico dell’arte Giacomo Montanari (Università di Genova, oggi assessore alla Cultura del Comune) all’interno del patrimonio storico artistico della Provincia di Sant’Antonio dei Frati Minori. Ora rimarrà visibile nelle sale del museo genovese.

Il dipinto si presentava in un cattivo stato di conservazione ma con una qualità pittorica assai elevata. Grazie al supporto della Casa di cura Villa Montallegro sono state effettuate importanti indagini diagnostiche. Il restauro è stato eseguito da Elena Parenti, in collaborazione con Nino Silvestri e con la supervisione di Caterina Olcese, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria.

Indagini archivistiche e verifiche critiche hanno consentito a Montanari di individuare nella tela una delle opere che il conte di Mazzarino e principe di Butera Giuseppe Branciforte Barresi e Santapau aveva commissionato allo Stom tra il 1642 e la prima metà degli anni Cinquanta del Seicento, per la propria residenza siciliana.

«Un dipinto come quello di Mathias Stom, che presentiamo dopo un restauro lungo un anno, è importante, perché rappresenta quell’allenamento al vedere, a non lasciar scorrere le cose come uno sfondo sbiadito, a entrare in profondità nella storia degli oggetti, perché questi ci parlano anche delle persone», ha dichiarato Montanari. E ha proseguito: «Non è un’opera rumorosa, dove le stoffe fanno chiasso, i volti gridano, le luci violentano le tenebre. La sua quieta grandezza, la sua base di terra semplice che s’incarna nei volti, nelle mani e nei colli, la sua luce interna e sovrannaturale che sottrae con morbida decisione i personaggi al buio insondabile del fondo è anche un monito: il sacro non può e non deve essere una rivendicazione gridata, brutale e triviale. Il sacro è incontro, pausa, silenzio. È far cessare il rumore inesausto del mondo per un lunghissimo momento di sguardo sull’ulteriore».

Grazie alla collaborazione tra la Provincia di Sant’Antonio dei Frati Minori, rappresentata da Riccardo Medicina, priore generale delle Confraternite genovesi dell’Arcidiocesi di Genova, e il Museo Diocesano di Genova, rappresentato dalla sua direttrice Paola Martini, è stato possibile pensare a un deposito museale per consentire a un ampio pubblico di ammirare questo capolavoro e apprezzarne la raffinatezza. La presentazione al Museo, coordinata con il prezioso supporto di Martina Leone (Università di Genova), trait d’union nelle varie fasi del progetto, sarà accompagnata da apparati didattici dedicati alle indagini non invasive e al restauro.

Gli studi intorno all’opera e alla sua originaria collocazione sono confluiti in un volume intitolato Mathias Stom. Una inedita Natività e la sua storia di committenza e collezionismo tra la Sicilia e Genova a cura di Giacomo Montanari e con la collaborazione di Martina Leone (Università di Genova). All’interno del libro, oltre all’approfondimento sulla storia e sul restauro del dipinto, sono inserite diverse opere di confronto provenienti dal contesto siciliano a cura di Martina Leone, insieme ad approfondimenti sulla collezione Branciforte di Vincenzo Abbate (già direttore della Galleria Nazionale della Sicilia).

Gaspare Melchiorri, 05 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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