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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliSarà Alma Allen, scultore nato nello Utah nel 1970 e da anni residente in Messico nel roster della Kasmin Gallery, a rappresentare gli Stati Uniti alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia, in apertura nel maggio 2026. La curatela sarà affidata a Jeffrey Uslip, figura indipendente che aveva diretto il padiglione maltese nel 2022. L’annuncio ufficiale sarà reso pubblico nelle prossime settimane. Ma la notizia ha già scosso il sistema: per una volta, Washington punta su un artista che ha fatto della discrezione un linguaggio e della materia un pensiero. Allen è noto per le sue sculture in pietra, legno e bronzo, forme organiche e arcaiche che sembrano respirare, o forse scomparire, nello spazio che le accoglie. “Le mie opere”, ha detto, “sono spesso nell’atto di andarsene, di dissolversi, di interagire con qualcosa di invisibile. Anche se sembrano statiche, non lo sono mai.” In queste parole si legge la filosofia di un artista che non modella la materia per dominarla, ma per restituirle la sua memoria geologica. Le sue superfici levigate, le curve quasi antropomorfe, i pieni e i vuoti sono dialoghi tra natura e coscienza, più che oggetti d’arte.
Stabilitosi nel 2017 a Tepoztlán, cittadina montana a sud di Città del Messico, Allen lavora in uno studio-laboratorio dove convivono un’antica fonderia e una macchina robotica costruita da lui stesso. È lì che fonde, scolpisce, osserva. Una dimensione che sembra lontanissima dal clamore delle fiere internazionali e dalle logiche del mercato americano — e che proprio per questo rende la sua scelta tanto più significativa. Con lui, gli Stati Uniti sembrano voler riscoprire un’altra idea di rappresentanza: non quella del potere culturale, ma quella dell’intimità e della ricerca. Il curriculum di Allen, del resto, non segue le traiettorie consuete dei “blue-chip artists” che hanno recentemente rappresentato gli USA — da Simone Leigh a Jeffrey Gibson, da Joan Jonas a Ed Ruscha. In oltre trent’anni di attività ha realizzato solo due grandi mostre personali museali: al Museo Anahuacalli di Città del Messico (2023) e al Palm Springs Art Museum (2018). Nel 2024 dieci sue sculture hanno punteggiato Park Avenue, a New York, in un dialogo monumentale e silenzioso con l’architettura urbana. Secondo indiscrezioni, la partecipazione statunitense sarà sostenuta dall’American Arts Conservancy, nuova organizzazione non profit dedicata alla promozione degli artisti americani nel contesto internazionale. È un segnale politico oltre che estetico: la stessa call pubblica del Dipartimento di Stato ha richiesto, per questa edizione, progetti che “riflettano i valori americani e promuovano relazioni pacifiche con le altre nazioni”.
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