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Dettaglio di «Di notte con un filo di perle», 2026, di Roberto De Pinto

Courtesy dell'artista e di Tommaso Calabro, Venezia

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Dettaglio di «Di notte con un filo di perle», 2026, di Roberto De Pinto

Courtesy dell'artista e di Tommaso Calabro, Venezia

La forza del ritratto nella galleria veneziana di Tommaso Calabro

A Palazzo Donà Brusa, il volto umano attraversa epoche e linguaggi e si trasforma in una riflessione continua su identità, memoria e rappresentazione

Lavinia Trivulzio

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Tra le calli silenziose di San Polo, dentro gli ambienti storici di Palazzo Donà Brusa, la mostra «See You» trasforma il ritratto in un’esperienza da vivere attraverso il tempo e le interpretazioni eterogenee che della mimica e dell'aspetto han saputo restituire gli artisti. L’esposizione, organizzata dalla Galleria Tommaso Calabro si sviluppa parallelamente tra Milano e Venezia, ma è proprio la sede lagunare, con il suo suggestivo soffitto ligneo a volta gotica, che ospita interamente il percorso dedicato alla pittura su tela. Sino al 18 luglio, sarà possibile intraprendere un viaggio attraverso le epoche della rappresentazione dell’identità: una riflessione su come diversi illustri autori abbiano cercato, nel tempo, di catturare ciò che sfugge, il carattere, la psicologia, la fragilità, persino l’assenza

«See You» parte da una domanda antica quanto l’arte stessa: che cosa significa davvero rappresentare una persona? Per secoli il ritratto è stato uno strumento di celebrazione sociale, supporto alla memoria destinato a tramandare il potere, la bellezza o il prestigio di un individuo. Con il passare del tempo questa funzione si è trasformata. Dalla fisiognomica rinascimentale fino alle sperimentazioni del Novecento, il volto ha smesso di essere soltanto immagine fedele per diventare terreno d’indagine interiore. La mostra veneziana racconta proprio questa metamorfosi. Le opere dialogano tra loro attraversando epoche distantissime: la classicità settecentesca incontra le tensioni psicologiche moderne mentre la figurazione tradizionale si scontra con deformazioni, astrazioni e linguaggi contemporanei. Il risultato è un percorso che non segue una cronologia rigida ma che costruisce connessioni emotive. Ogni stanza sembrerebbe interrogare il visitatore circa la possibilità di conoscere realmente l’altro attraverso la rappresentazione del suo volto.

 

 

Alex Katz, «Ann», 1982. Courtesy Tommaso Calabro, Venice

Gianbattista Tiepolo, Head of an Oriental Gentleman with a Moustache and Turban, ca 1755. Courtesy Tommaso Calabro, Venice

Le opere sono disposte secondo una modalità che richiama gli antichi Salon francesi, in modo estremamente denso e ravvicinato per facilitare un continuo confronto visivo. Questo approccio rompe l’isolamento museale dell’opera singola e crea una conversazione continua tra artisti lontani nel tempo. Così un ritratto di Gianbattista Tiepolo, dalla caratteristica luce chiara e dorata e dalla pennellata rapida e vibrante, può trovarsi accanto alle visioni disturbanti di Miriam Cahn, oppure la raffinata eleganza di Giovanni Boldini può dialogare con la freddezza pop di Alex Katz.

È proprio in questi accostamenti che il percorso trova il suo aspetto più interessante: la tensione che nasce tra sensibilità differenti. La forza della mostra sta anche nella straordinaria varietà degli artisti coinvolti. I nomi storici sono tra i più altisonanti, Vittore Ghislandi (Fra Galgario), Gianbattista Tiepolo, Pierre-Auguste Renoir, Giorgio de Chirico, Giacomo Balla, Stanislao Lepri, Leonor Fini, Gino De Dominicis, Mimmo Rotella, mentre tra i contemporanei più noti spiccano Francesco Vezzoli, Giulia Andreani e Michele Bubacco, solo per citare i più conosciuti.

Maestri e contemporanei, nomi riconosciuti e nomi emergenti creano una trama visiva sorprendentemente coerente. In questo contesto, opere di giovani come Matteo Capriotti, Cecilia Cocco o Leonardo Devito appaiono come prosecuzioni naturali di una ricerca iniziata secoli fa. Il messaggio implicito è chiaro e pare affermare senza alcun dubbio che il ritratto non è un genere del passato ma che continua a reinventarsi perché continua a cambiare il nostro modo di percepire l’identità. Non è casuale che questa parte della mostra trovi casa proprio a Venezia, città-ritratto della memoria nazionale, superficie splendida dietro cui si nascondono tempo, decadenza, teatralità e nostalgia.

 

Giorgio de Chirico (1888 - 1978) Nudo di donna, 1930. Courtesy Tommaso Calabro, Venice

Giulia Andreani, «Fassbinder», 2018. Courtesy Tommaso Calabro, Venice

Stanislao Lepri, «Le Créateur des anges», 1969. Courtesy Tommaso Calabro, Venice

Lavinia Trivulzio, 11 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

La forza del ritratto nella galleria veneziana di Tommaso Calabro | Lavinia Trivulzio

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