Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Courtesy of Sotheby's

Image

Courtesy of Sotheby's

La settimana di aste di New York chiude a 2,5 miliardi di dollari: record e numeri che doppiano quelli dello scorso maggio

In una settimana New York ha concentrato oltre 2,5 miliardi di dollari di vendite tra Christie’s, Sotheby’s, Phillips e Bonhams, trasformando le aste di maggio 2026 in uno dei momenti più importanti dell’ultimo decennio per il mercato internazionale dell’arte. A dominare la stagione sono state le grandi collezioni private, i capolavori museali e una domanda globale tornata estremamente aggressiva sui lavori considerati irripetibili. Dai record storici di Jackson Pollock, Constantin Brâncuși e Mark Rothko alle grandi dispersioni Mnuchin e Newhouse, fino alla solidità trasversale delle day sale, New York ha restituito l’immagine di un mercato più selettivo ma ancora capace di mobilitare cifre eccezionali quando convergono qualità, provenienza e rarità assoluta.

Angelica Kaufmann

Leggi i suoi articoli

New York ha appena archiviato una delle più importanti stagioni d’asta degli ultimi decenni. In appena una settimana Christie’s, Sotheby’s, Phillips e Bonhams hanno concentrato vendite per oltre 2,5 miliardi di dollari, trasformando maggio 2026 in un punto di svolta simbolico per il mercato globale dell’arte. Se non altro perchè si tratta di un fatturato che vale più del doppio rispetto allo scorso maggio (1,27 miliardi di dollari totali), seppur ancora sotto dei 3,2 miliardi realizzati nel novembre 2022, quello dell'asta di Paul Allen per intenderci. Il mercato resta comunque prudente, selettivo e meno espansivo rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, continuando a però diventare estremamente competitivo quando sul mercato emergono opere considerate definitive, provenienti da collezioni leggendarie e sostenute da qualità museale.

Il centro gravitazionale della stagione è stata Christie’s, che ha chiuso la propria cosiddetta Spring Marquee Week con 1,45 miliardi di dollari, il miglior risultato mai registrato dalla maison nelle vendite di maggio in 260 anni di storia. Un risultato costruito attorno alla dispersione della collezione SI Newhouse, probabilmente una delle raccolte private più importanti apparse sul mercato americano negli ultimi anni. Le sedici opere vendute il 18 maggio hanno totalizzato oltre 630 milioni di dollari, portando il valore complessivo delle vendite legate alla raccolta Newhouse oltre il miliardo. Un dato che consacra definitivamente il magnate di Condé Nast tra i grandi collezionisti-mito americani del Novecento.

La serata di Christie’s è già entrata negli archivi del mercato per tre risultati destinati a ridefinire i parametri economici dell’arte del dopoguerra. Il primo è stato il nuovo record assoluto di Jackson Pollock: Number 7A del 1948 è stato aggiudicato per 181,185 milioni di dollari dopo una lunga battaglia internazionale tra telefoni e bidder globali. È il nuovo record dell’artista e la quarta opera più costosa mai venduta all’asta. La monumentalità del dipinto, la provenienza impeccabile e il fatto che si tratti della più grande composizione dripping ancora rimasta in mani private ne facevano un oggetto quasi irripetibile. Realizzato nel momento più radicale della ricerca dell’artista, Number 7A segna il punto in cui Pollock trasforma il dripping in un linguaggio totale della pittura americana del dopoguerra: un campo visivo costruito attraverso colature nere, vibrazioni materiche e frammenti cromatici che registrano direttamente il movimento fisico del corpo nello spazio.

Pochi minuti prima Christie’s aveva già riscritto la storia della scultura modernista con Danaïde di Constantin Brâncuși, venduta per 107,6 milioni di dollari. Mai un’opera dell’artista rumeno aveva raggiunto cifre simili. Concepita intorno al 1913, Danaïde rappresenta uno dei momenti più alti della riduzione formale perseguita da Brâncuși: la testa ovoidale, la semplificazione estrema dei tratti e il contrasto tra la foglia d’oro e la patina scura riflettono la volontà dell’artista di abbandonare definitivamente il naturalismo per arrivare all’essenza pura della forma. Tra le sei versioni conosciute del soggetto, questa era l’unica dorata ancora in mani private. La terza consacrazione della serata è arrivata con Mark Rothko. No. 15 (Two Greens and Red Stripe) del 1964, proveniente dalla collezione di Agnes Gund, è stato venduto per 98,3 milioni di dollari, nuovo record assoluto per l’artista. Il risultato assume ancora più peso considerando che pochi giorni prima Sotheby’s aveva già sfiorato il primato con Brown and Blacks in Reds, fermatosi a 85,8 milioni di dollari. Il dipinto di Christie’s appartiene alla stagione tarda di Rothko, quella delle tonalità più scure, introspettive e spirituali sviluppate negli anni delle commissioni per Harvard e della Rothko Chapel di Houston. Due grandi campi verdi separati da una sottile fascia rossa emergono da un fondo blu e viola profondo, trasformando la pittura in esperienza contemplativa e immersiva.

Anche Sotheby’s esce dalla stagione newyorkese con numeri destinati a pesare sugli equilibri internazionali del mercato. Le marquee sales della maison hanno totalizzato 908,6 milioni di dollari, in crescita dell’82,5% rispetto al maggio 2025, con il più alto sell-through rate mai registrato dalla casa d’aste a New York: il 92,5% dei lotti venduti. Ancora una volta a trainare il risultato sono state le grandi provenienze private. La vendita Collector at Heart: The Collection of Robert Mnuchin è stata interamente venduta per 166,3 milioni di dollari, confermando il peso simbolico assunto dalle collezioni costruite dai grandi dealer del dopoguerra americano.

Oltre al Rothko da 85,8 milioni, Sotheby’s ha registrato risultati importanti per Jean-Michel Basquiat con Museum Security (Broadway Meltdown) a 52,7 milioni di dollari, per Henri Matisse con La Chaise lorraine a 48,4 milioni, per Picasso con Arlequin (Buste) a 42,6 milioni e per Van Gogh con La Moisson en Provence a 29,4 milioni. Significativo anche il ritorno di Andy Warhol: il ritratto di Brigitte Bardot proveniente dalla collezione Gunter Sachs ha raggiunto 24,8 milioni di dollari.

A completare il quadro sono arrivati i circa 150 milioni complessivi generati da Phillips e Bonhams. Phillips ha confermato la propria centralità nel segmento contemporaneo e post-war con ottimi risultati per Warhol, Lee Bontecou e Pat Passlof, mentre Bonhams ha inaugurato il nuovo flagship sulla 57esima strada con un’asta che ha visto protagonista Yoshitomo Nara e una rara raccolta Renoir rimasta per decenni nella stessa famiglia.

Ma il dato forse più importante di tutta la stagione riguarda la natura stessa della domanda. Le aste newyorkesi del 2026 non raccontano un mercato tornato indiscriminatamente euforico. Raccontano piuttosto un sistema che ha alzato drasticamente il livello della selezione. Il capitale si concentra su opere considerate insostituibili dal punto di vista storico, museale e collezionistico. Provenienza, qualità e rarità tornano a essere le vere valute del mercato globale. Non è un caso che gran parte dei top lot provenisse da raccolte private storicizzate, invisibili sul mercato da decenni e costruite da figure entrate nella mitologia del collezionismo americano. Record e aggiudicazioni di questa portata non possono essere letti come fotografia integrale dello stato di salute del mercato dell’arte, che continua a convivere con rallentamenti, prudenza finanziaria e instabilità geopolitica. Quello che New York ha mostrato è qualcosa di diverso: quando convergono storia, qualità museale e provenienza assoluta, il vertice del mercato continua a funzionare come un ecosistema autonomo, capace di assorbire crisi, volatilità e incertezze. E cifre di questa dimensione, inevitabilmente, producono effetti psicologici positivi sull’intero sistema dell’arte.

Angelica Kaufmann, 24 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Con Outta the Bag, la sua prima personale newyorkese, Allison Katz costruisce una mostra che mette in tensione autobiografia, storia della pittura e cultura visiva contemporanea. Tra bocche spalancate, galli, piscine, fotografie e frammenti linguistici, l’artista canadese riflette sulla pittura come dispositivo instabile di percezione e assorbimento delle immagini.

La prima settimana delle aste di maggio a New York si apre con un segnale forte: Sotheby’s totalizza 407,5 milioni di dollari nella vendita di postwar e contemporaneo, guidata dal Rothko Brown and Blacks in Reds della collezione Robert Mnuchin, aggiudicato per 85,7 milioni. In un calendario che coinvolge Sotheby’s, Christie’s, Phillips e Bonhams, con stime complessive tra 1,8 e 2,6 miliardi di dollari, il mercato torna a misurarsi su provenienza, rarità e qualità museale.

Cinquantadue artisti della mostra internazionale “In Minor Keys” rifiutano la candidatura ai Leoni d’Oro assegnati tramite voto pubblico. La decisione segue le dimissioni della giuria e si inserisce in un’edizione segnata da tensioni geopolitiche e crisi istituzionale

La Fondazione Giancarlo Ligabue attiva una residenza con Marta Spagnoli, invitata a sviluppare un progetto in dialogo con “Collecto”. Pittura e disegno diventano strumenti per rileggere i materiali della collezione, tra stratificazione, memoria e costruzione del segno. Un intervento che introduce una dimensione produttiva dentro un impianto espositivo enciclopedico.

La settimana di aste di New York chiude a 2,5 miliardi di dollari: record e numeri che doppiano quelli dello scorso maggio | Angelica Kaufmann

La settimana di aste di New York chiude a 2,5 miliardi di dollari: record e numeri che doppiano quelli dello scorso maggio | Angelica Kaufmann