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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliSarà l’Opificio delle Pietre Dure ad eseguire il restauro della testa di Medusa, attribuita alla bottega del Giambologna, di proprietà del Comune di Bagno a Ripoli (Fi). L’istituto fiorentino ha risposto positivamente alla richiesta dell’amministrazione ripolese di prendersi cura dell’opera marmorea cinquecentesca, originariamente collocata nel complesso della Fonte della Fata Morgana, a Grassina (nel Comune, appunto, di Bagno a Ripoli).
La testa è già stata trasportata al laboratorio del Settore Materiali Lapidei dell’Opificio in via degli Alfani, dove verrà sottoposta in prima istanza allo studio e a indagini diagnostiche non invasive: un passo necessario per analizzare i materiali costitutivi e di degrado, verificare lo stato conservativo dell’opera per poi procedere, subito dopo, all’intervento di restauro.
«È un piacere, dice Emanuela Daffra, soprintendente dell’Istituto fiorentino, mettere la competenza del personale tecnico scientifico dell’Opificio al servizio dello studio e del recupero di un pezzo che poi potrà ritrovare il suo contesto, quel suggestivo insieme di acque e sculture voluto da Bernardo Vecchietti a fine Cinquecento come luogo di delizie». Il Comune è al lavoro per fare in modo che la testa di Medusa, una volta restaurata, possa tornare visibile a tutti con un’esposizione al Museo Nazionale del Bargello. Nell’attesa che il Ninfeo venga totalmente restaurato, al suo interno sarà invece collocata una riproduzione della scultura, realizzata con il fondamentale contributo della rassegna Artigianato e Palazzo.
La testa di Medusa (che alcuni studi in corso identificherebbero in realtà come testa di Morgana) è stata realizzata nel Cinquecento e collocata come apparato decorativo nella Fonte del Viandante, all’interno della Fonte della Fata Morgana del Giambologna, sulle colline di Bagno a Ripoli. Da qui la testa venne asportata illecitamente all’inizio del Novecento. Ricomparsa in un catalogo d’asta nell’ottobre del 2023, venne sequestrata dai Carabinieri prima della vendita. Nel 2024 una sentenza della Cassazione ordinava la confisca dell’opera e il suo ritorno al patrimonio pubblico. Nel giugno del 2025 è stata restituita dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale al Comune di Bagno a Ripoli.
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