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Giulia Rogni
Leggi i suoi articoliSi è conclusa, dal 17 al 31 luglio scorsi, Raccolti, la Residenza Artistica organizzata dal collettivo Provinciale11, che promuove il dialogo tra arte contemporanea, territorio e comunità. Giunto alla sua seconda edizione, il progetto ha coinvolto quest’anno quattro artisti internazionali – Arijit Bhattacharyya (b. 1994, West Bengal), Irene Fenara (b. 1990, Bologna), Marina Xenofontos (b. 1988, Limassol) e Shibayan Halder (n. 1993, Meyanapur, West Bengal) – vissuti a stretto contatto con i membri di Provinciale, confrontandosi con studiosi e ricercatori invitati. Gli artisti hanno dialogato con il paesaggio culturale e naturale della Lunigiana, in un tempo sospeso in cui la pratica artistica si apre all’ascolto, al confronto e all’immaginazione collettiva. Il progetto si è svolto, come l’anno scorso, presso Casa Vettese-Donati, luogo di nascita del collettivo, situato nel cuore della Lunigiana. Prossimo passo a residenza conclusa, sarà la mostra pubblica che si terrà sabato 27 settembre. La restituzione presenterà al pubblico gli esiti della ricerca artistica e curatoriale in forma di interventi site-specific, installazioni e azioni performative pensate in relazione con il paesaggio e i luoghi storici del territorio. Il tema centrale dell’edizione 2025 ha fatto seguito alla ricerca avviata l’anno precedente, concentrandosi sul suolo, esplorato non solo nella sua dimensione fisica e ambientale, ma inteso come spazio simbolico, soglia tra passato e futuro, contenitore di storie, memorie e possibilità. Un elemento vivo e stratificato, che racchiude biodiversità e contraddizioni, al centro di laboratori, incontri e conversazioni sviluppate durante la residenza. Anche in questa edizione, Raccolti si rinnova come laboratorio fertile per interrogare i luoghi e le relazioni che li attraversano, aprendo nuovi spazi di pensiero e di immaginazione.Per l’edizione 2025 di Raccolti, Provinciale11 ha invitato quattro artisti internazionali il cui lavoro si distingue per l’approccio sperimentale e la sensibilità critica verso tematiche ecologiche, sociali e politiche. Durante la residenza, i loro sguardi si sono confrontati con il tema del suolo, inteso come entità fisica, simbolica e narrativa. Arijit Bhattacharyya (1994, Bally, West Bengal, India) è un artista multidisciplinare la cui pratica spazia tra installazione, disegno, pittura, murales, tessile, video, performance, cucina e editoria. Attraverso le sue opere indaga narrazioni storiche, immaginari futuri e il potenziale trasformativo dell’agenzia vegetale, proponendo il mondo vegetale come forza di resistenza rispetto alle visioni tecnocratiche e apocalittiche del presente. Parallelamente lavora su archivi audiovisivi di violenza istituzionale, utilizzando il suono e l’immagine come strumenti di testimonianza.
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